Due pazienti su tre del pronto soccorso non sono urgenti

Ogni anno 100mila ingressi inappropriati. Luppi: «Troppi.» Cittadinanzattiva critica le lunghe attese e il parcheggio

MANTOVA. «Troppa gente si rivolge al pronto soccorso per problematiche leggere che potrebbero trovare rimedio in differenti strutture del territorio. Prima di decidere di recarsi in ospedale bisognerebbe pensarci attentamente». È questo il monito che Mario Luppi, direttore del pronto soccorso del Poma, ha espresso in occasione del convegno organizzato ieri a palazzo Te dall’azienda ospedaliera per trovare soluzioni per migliorare la gestione del pronto soccorso e promuovere una giusta comunicazione medico-paziente. L’incontro, “Pronto soccorso: emergenza ascolto”, ha voluto mettere a confronto le esperienze di professionisti di varie regioni e di differenti strutture.

«In media all’anno – prosegue Luppi – sono circa 140.000 le persone che transitano nelle aree di primo intervento della provincia. Stiamo dunque parlando di un terzo della popolazione. A Mantova i pazienti sono circa 60.000, a Pieve 30.000, ad Asola 20.000 e a Castiglione e a Suzzara 15.000. Sono numeri eccessivamente alti. Il 70% poi sono casi minori, solo il 30% rappresenta delle vere urgenze. Dobbiamo riuscire ad informare la cittadinanza sul corretto uso della struttura». Durante il convegno, sono stati illustrati anche i risultati di un’indagine che Cittadinanzattiva Mantova ha svolto per esaminare i punti di forza e di debolezza del pronto soccorso della città proponendo ai pazienti un test di customer satisfaction.

Il primario Mario Luppi

«Il sondaggio – spiega Mentore Carra coordinatore provinciale dell’associazione – è stato svolto dal 18 al 20 luglio 2015. Le persone coinvolte sono state 45, divise in tre gruppi da 15. Target delle interviste, i familiari in sala d’attesa ma anche i pazienti che hanno svolto il triage e attendono la visita specialistica e quelli che sono stati dimessi o che attendono il ricovero. Ad ogni gruppo sono state poste domande differenti in relazione alla posizione che stavano occupando, ma certe tematiche, come il tempo di attesa, la privacy e la qualità dell’assistenza sanitaria, si sono ripetute in maniera costante». Emerge così che la struttura del capoluogo può dirsi completa di tutti i servizi sanitari con un buono collegamento pronto soccorso-ambulatori. Come punti di debolezza sono stati invece indicati gli spazi contenuti e i lunghi tempi di attesa che possono variare dalle cinque alle ventiquattro ore. A causa degli spazi ristretti deriva la sensazione di mancanza di privacy ed il problema dei posti letto. I pazienti vengono poi fatti accomodare su delle barelle posizionate negli stessi corridoi adibiti al transito delle persone.

Il parcheggio rappresenta infine un ulteriore nodo cruciale. A molti farebbero comodo dei cartelli con simboli o lettere che identifichino le aree e annullino il rischio di perdersi.

Barbara Rodella

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