A Mantova nasce il pensatoio culturale

Concluso il convegno “Il futuro delle città d’arte”: i cittadini devono sentire come loro opere d’arte, teatro e strutture storiche

MANTOVA. Da Mantova è uscito un promemoria per il Consiglio superiore dei beni culturali con idee, suggerimenti, proposte per il futuro delle città d'arte, che in Italia sono molte ma rischiano di sprecare il loro patrimonio o di prostituirsi al turismo d'assalto facendo fuggire gli abitanti. Mentre la cultura può far crescere la qualità della convivenza per tutti, anche i nuovi arrivati. Il convegno di due giorni su "Il futuro delle città d'arte" si è concluso con una tavola rotonda con il sindaco Mattia Palazzi, il direttore generale del turismo del ministero Francesco Palumbo, il presidente Anci (Comuni italiani) Antonio Decaro, il segretario generale di Fondazione Cariplo, Sergio Urbani e Renzo Iorio, presidente Accorhotels.

Il motto "non è vero che con la cultura non si mangia" non si limita insomma a uno slogan o un atto di fede. Le raccomandazioni sono venute dai sei tavoli riuniti venerdì a Palazzo Te e nei quali i mantovani si sono confrontati con altri direttori di grandi musei e festival internazionali, sovrintendenti, dirigenti del ministero, assessori alla cultura, docenti. La sintesi è andata a Stefano Baia Curioni, presidente del Centro internazionale di Palazzo Te. Ieri la riflessione si è arricchita con la tavola rotonda di Anci e Forum Terzo settore sulla rigenerazione urbana che riguarda non solo le periferie. Christian Iaione e Carlo Festini a Mantova avevano partecipato al progetto di Arci Fuzzy per Valletta Valsecchi e hanno ritrovato Antonia Araldi tra il pubblico. Il convegno era aperto al pubblico e circa 200 persone hanno assistito al pensatoio sul ruolo della cultura. Vincenzo Santoro, Anci, ha proposto un "registro delle buone pratiche". «Se il segretario comunale vi dirá che non si può fare potrete ribattere: a Mantova l'hanno fatto». L'importante è coinvolgere gli abitanti e fare in modo che sentano come loro l'opera d'arte, il teatro, il laboratorio. Del resto, dirá poi l'archeologo Giulio Volpe, presidente del Consiglio superiore, la migliore tutela «viene dall'amore dei cittadini per il loro territorio, il loro paesaggio, la loro storia; vincoli e divieti non bastano».

Però ci sono regole da cambiare: «Ad esempio _ ha notato Lauso Zagato di Venezia _ i vecchi saperi vanno salvati perché non è vero che non danno più lavoro, ma gli artigiani vengono scoraggiati dall'insegnarlo ai giovani». Norme, fiscali e autorizzative ostacolano le iniziative delle associazioni di volontariato, fondamentali per la valorizzazione turistica e culturale. «Serve una politica culturale a largo raggio - sintetizza Baia Curioni - dai monumenti ai musei, dai teatri ai festival alle biblioteche. E tra i valori di una città c'è anche la sua gente e il rapporto che sa intrattenere con i visitatori».

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