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Apam fuori dai bandi. Il Consiglio di Stato dice sì all’esclusione

«Gravi infrazioni»: i giudici danno ragione a Roverbella. L’azienda mantovana: «Caso circoscritto». Ma ora tocca a Marcaria

di Igor Cipollina
2 minuti di lettura

MANTOVA. Bene ha fatto il Comune di Roverbella a escludere Apam dalla procedura d’appalto del servizio di trasporto scolastico (fino al 2020), perché l’azienda si è macchiata di «gravi violazioni in materia lavoristica». Così ha confermato il Consiglio di Stato, al quale Apam aveva bussato dopo la sentenza del Tar in sintonia con il Comune. La macchia in questione è il pasticcio dei subappalti farlocchi, riconosciuti tali anche dalla Corte di Cassazione lo scorso 17 maggio: Apam fu condannata perché si era servita di due società schermo per procacciarsi lavoratori a basso costo, trattati da dipendenti quanto a obblighi, ma figli di una famiglia altra e minore quando si trattava dei diritti. A partire dallo stipendio. Così in base al codice dei contratti pubblici del 2006, nel frattempo pure riscritto.

Sentenza immotivata e contraddittoria, quella del Tar sull’esclusione di Roverbella, secondo Apam che, però, esce bastonata dalla vicenda. «Meritevole di puntuale conferma» per la parte in cui il Tribunale amministrativo «ha rilevato che sussistesse nei confronti dell’appellante un motivo insuperabilmente ostativo alla partecipazione alla gara per cui è causa». Così scrivono i giudici del Consiglio di Stato a proposito del pronunciamento del Tar. Riconducendo il «motivo insuperabilmente ostativo» proprio al codice dei contratti pubblici del 2006, che all’articolo 38 fa riferimento a «gravi infrazioni debitamente accertate alle norme in materia di sicurezza e a ogni altro obbligo derivante dai rapporti di lavoro». Eccola, la macchia dei subappalti, che, sottoscrive il Consiglio di Stato, «denota un atteggiamento di parte datoriale nel suo complesso ispirata a complessiva slealtà, comportando in via surrettizia una rilevante compromissione dei diritti dei lavoratori coinvolti». Né la successiva assunzione dei dipendenti dimezzati «può in alcun modo attenuare la gravità delle condotte contestate ed accertate in sede giurisdizionale».

Secco il commento di Apam che, pur rispettando il pronunciamento dei giudici, ribadisce la sua linea processuale e di pensiero: «Per noi la decisione del Tar resta frettolosa e ingiusta, ad ogni modo la sentenza del Consiglio di Stato è circoscritta al caso di Roverbella, non pregiudica assegnazioni future né inficia altri ambiti d’attività più importanti». Già, perché la preoccupazione di molti dipendenti Apam è che la macchia dei subappalti sia indelebile, tale da escludere l’azienda dai futuri bandi. E addio lavoro. Preoccupazione doppia, perché al vaglio del Consiglio di Stato c’è un ricorso bis, che riguarda la vicenda di Marcaria. Caso quasi fotocopia, successivo di un mese e differente solo per l’innesco: a impugnare l’esito della gara davanti al Tar era stata la società Egepu, contro il Comune che aveva concesso l’appalto del trasporto scolastico ad Apam (nella cornice di un raggruppamento temporaneo d’imprese). Nel dare ragione a Egepu, il giudice amministrativo si era espressamente richiamato alla sentenza precedente. Prossima fermata, Roma. Suonare Consiglio di Stato.

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