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Bandi negati ad Apam, ora si teme per i contratti

Gli enti locali azionisti che controllano Apam esercizio spa devono intervenire in modo che l’azienda venga "ripulita” moralmente e possa ripresentarsi e concorrere nuovamente agli appalti".

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MANTOVA. Gli enti locali azionisti che controllano Apam esercizio spa devono intervenire in modo che l’azienda venga “ripulita” moralmente e possa ripresentarsi e concorrere nuovamente agli appalti». Così l’Unione sindacale di base (Usb, federazione lombarda) dopo la sentenza del Consiglio di Stato che ha confermato la decisione del Tar, valutando legittima l’esclusione di Apam dalla gara per il servizio di trasporto scolastico del Comune di Roverbella.

A legittimarla è una sentenza altra, quella della Corte di Cassazione, che lo scorso maggio condannò definitivamente l’azienda perché si era servita di due società schermo per procurarsi manodopera a basso costo, lavoratori con gli stessi obblighi dei dipendenti diretti ma con stipendi e tutele di serie B. La macchia dei subappalti cosmetici.

«Gravi infrazioni debitamente accertate alle norme in materia di sicurezza e a ogni altro obbligo derivante dai rapporti di lavoro» secondo la previsione all’articolo 38 del codice dei contratti pubblici del 2006. Vero è che nel frattempo il codice degli appalti è cambiato – i giudici hanno sentenziato in base al vecchio perché in vigore all’epoca dell’infrazione – ma tra le pieghe delle nuove norme potrebbe celarsi una minaccia ancora più grande per l’azienda, che metterebbe in discussione anche i contratti in essere.

Il condizionale è d’obbligo, visto che il sindacato si è rimesso ai propri avvocati per sbrogliare una materia tanto delicata. In ogni caso, l’Usb – esclusa dall’ultima competizione interna all’Apam per la scelta della rsu, non avendo sottoscritto l’accordo confederale sulla rappresentanza – chiederà ufficialmente un incontro con gli enti locali per discutere della questione.

Se per l’azienda la sentenza del Consiglio di Stato «è circoscritta al caso di Roverbella, non pregiudica assegnazioni future né inficia altri ambiti d’attività più importanti», a preoccupare il sindacato è l’articolo 108 del nuovo codice. Articolo che obbliga le stazioni appaltanti a risolvere un contratto pubblico – «durante il periodo di efficacia dello stesso» – qualora «sia intervenuta sentenza di condanna passata in giudicato per i reati di cui all’articolo 80». E via di corsa all’articolo 80 che – al comma quinto, lettera a – circoscrive l’esclusione agli operatori economici che si siano macchiati di gravi infrazioni «agli obblighi di cui all’articolo 30, comma 3 del presente codice». Peggio di un labirinto.

Al termine di questo rimbalzo normativo si approda quindi agli «obblighi in materia ambientale, sociale e del lavoro stabiliti dalla normativa europea e nazionale». Possibile che la colpa di cui si è macchiata Apam sia così ostinata da pregiudicare il futuro e rovesciare il presente? La parola ai legali. (ig.cip)

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