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Asili nido, smascherato il genitore furbetto: restituirà 23mila euro

Aveva denunciato di non avere un reddito per la scuola dei figli ma lavorava. Guardia di Finanza e Comune hanno scoperto altre 4 dichiarazioni irregolari

di Sandro Mortari
2 minuti di lettura

MANTOVA. Per quattro anni ha usufruito della retta ridotta per l’asilo nido e la mensa scolastica dei figli grazie ad un’auto-dichiarazione che certificava un reddito Isee uguale a zero. La Guardia di Finanza, però, lo ha scoperto e ora dovrà restituire al Comune di Mantova circa 23mila euro.

Il furbetto è un immigrato che si era dichiarato indigente e che, quindi, aveva beneficiato della riduzione tariffaria per i propri figli (evitiamo di indicarne il numero per evitare che la famiglia sia facilmente individuata). Le Fiamme Gialle, però, nei controlli a campione che effettuano sui cosiddetti “redditi Isee zero” che il Comune ogni anno trasmette, hanno scoperto che il capofamiglia lavorava e che aveva un reddito Irpef di 30mila euro. A costui non resta altro da fare che restituire la somma indebitamente percepita, entro 30 giorni dalla notifica del provvedimento (che avverrà nel giro di un paio di giorni). L’unica agevolazione che il Comune potrebbe concedergli è la rateizzazione del debito. Via Roma gli applicherà anche una sanzione minima e segnalerà l’accaduto all’autorità giudiziaria.

L’uomo aveva presentato un’autocertificazione per gli anni dal 2012 al 2015 in cui dichiarava di avere un reddito Isee zero e, quindi, di essere nelle condizioni di godere delle prestazioni agevolate per i servizi di ristorazione scolastica e di asilo nido. Per quattro anni, dunque, ha pagato una retta mensile di appena 20 euro per ogni figlio che frequentava l’asilo nido anzichè i 491,13 euro che avrebbe dovuto sborsare, e un euro a pasto invece di 5,20 euro.

Tutti i redditi Isee zero, in base ad una convenzione tra Comune Guardia di finanza, vengono trasmessi alle Fiamme Gialle che procedono ad un controllo a campione sulle dichiarazioni ricevute. Da questo esame, che si incrocia con i dati di Inps e ispettorato del lavoro, si è riusciti a stabilire che in quei quattro anni il capofamiglia non risultava affatto nullatenente ma che aveva un reddito da lavoro di 30mila euro. Il settore Sviluppo servizi educativi, bibliotecari e archivistici ha rifatto i conti e ha presentato all’uomo il nuovo conto da pagare (dedotta la quota che già aveva versato): 21.200,85 euro per le rette dell’asilo nido e 1.283,08 euro per la mensa scolastica.

Costui non è l’unico finito nella rete della Guardia di Finanza. Il Comune, infatti, sta preparando le determine per recuperare circa 15mila euro da altri quattro furbetti che avevano presentato dichiarazioni Isee irregolari usufruendo così di prestazioni dai servizi sociali o a da quelli scolastici a tariffe ridotte. Fanno parte dei 551 redditi Isee zero passati al vaglio, nel 2015, dalla Guardia di Finanza (su 586 sottoposti a controllo).

Controlli vengono effettuati direttamente anche dal Comune, tanto che è stata individuata una donna che dovrà restituire 5mila euro per prestazioni ricevute dai servizi sociali senza averne diritto. «Ciò significa - sottolinea la dirigente del settore servizi educativi Irma Pagliari - che non facciamo sconti a nessuno».

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