Post-Ies, ecco Sphere 2020. Piante al posto dei serbatoi

Via al progetto di bonifica con gli alberi di Solco, Cnr e Consorzio vivaisti europei. Sperimentazione a cielo aperto lungo via Brennero, rimarrà un bosco urbano

MANTOVA. Un bosco urbano di oltre duemila piante, di cui 1.110 alberi e 1.000 arbusti: sorgerà lungo via Brennero, in un terreno di venti ettari proprio là dove ora svettano sette serbatoi Ies adibiti un tempo ai carburanti.

E’ una delle eredità green che il progetto di reindustrializzazione post-raffineria Sphere 2020 lascerà alla città dopo l’intevento di phitoremediation promosso dal consorzio di cooperative sociali Solco insieme al Consorzio vivaisti europei di Canneto sull’Oglio e all’azienda Ecoval di Montichiari, con la collaborazione scientifica dell’istituto Ibimet Cnr di Bologna e di esperti in progettazione del paesaggio.

Ispirato da quanto già realizzato nella tedesca Ruhr negli anni ’90, si tratta di un progetto sperimentale che nel giro di qualche mese trasformerà uno spicchio di Sin in un laboratorio di bonifica a cielo aperto. Inoltrato nei giorni scorsi ad azienda e enti locali, il progetto definitivo verrà presentato oggi 29 novembre al Mamu al convegno organizzato nell’ambito del festival della cooperazione.

Attraverso l’impiego di piante, selezionate per la loro capacità di assorbire i contaminanti del terreno, e di microrganismi in grado di biodegradare i contaminanti, si procederà alla bonifica del sottosuolo. Dalle analisi fornite da strada Cipata emerge che i principali inquinanti in quell’area sono gli idrocarburi totali del carbonio, gli idrocarburi policiclici aromatici e i composti alifatici. La sperimentazione prevede di utilizzare sia piante già promosse al rango di “fitodepuratori” come salici, pioppi e tamerici sia specie mai testate a questo scopo e che quindi rappresenterebbero il primo importante caso di studio.

Non solo. Oltre agli alberi ad alto fusto verranno utilizzati anche arbusti capaci di assorbire surnatante e quant’altro da strati meno profondi. Dopo lo smantellamento dei primi due serbatoi Ies, verrà realizzato un test pilota che prevede il trapianto di 650 alberi e 550 arbusti. Dopo una necessaria preparazione, il terreno sarà diviso in blocchi da trattare con tre metodologie differenti: solo fertilizzazione, fertilizzazione con microorganismi, fertilizzazione con ammendante organico. Ciascuna metodologia sarà replicata 3 volte e in ogni “replica” saranno piantati 6 esemplari di ciascuna specie arborea ed arbustiva. In una seconda fase, prima della fine della stagione vegetativa, verranno espiantate due piante per ciascun blocco: l’analisi in laboratorio dei tessuti di radici, fusti e foglie servirà per determinare la portata di assorbimento.

Alla fine nel primo lotto rimarranno complessivamente 200 alberi e 200 arbusti a comporre la prima porzione di bosco urbano pos-Ies. Tutti i dati raccolti saranno sottoposti ad un’analisi statistica per valutare la validità dei trattamenti. Il test pilota durerà 24 mesi e una volta validato, la sperimentazione procederà negli anni in tutta l’area che verrà man mano liberata dai serbatoio per un totale di 6.700 piante (3.700 alberi e 3.000 arbusti), di cui al termine rimarranno 2.000 esemplari.

Il caso Mantova sembra insomma destinato a fare scuola con una porzione di Sin trasformato in una piccola Ruhr: da luogo più inquinato a luogo simbolo del cambiamento.

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