Bilanci-caos in carcere, assolto l’ex direttore

L’ingresso della casa circondariale di via Poma

Sentenza della Corte dei conti su dieci anni di gestione economica irregolare. Condannato l’ex ragioniere che si erogò un prestito: deve risarcire 20mila euro

MANTOVA. Ordini di pagamento privi di giustificativi, rendiconti compilati male, soldi gestiti in modo talmente disordinato da suscitare sospetti di maneggiamenti a scopo privato. Non c’è dubbio sul fatto che per almeno dieci anni – dal 2000 al 2010 – gli uffici amministrativi della casa circondariale di via Poma abbiano fatto di quel caos una sorta di regola. A sostenerlo è una sentenza depositata negli ultimi giorni dalla Corte dei conti.

Un verdetto con cui i magistrati dell’organo di controllo sulla spesa pubblica assolvono l’ex direttore del carcere Enrico Baraniello, 69 anni, e condannano invece a risarcire il danno arrecato al Ministero della Giustizia – stimato in 20mila euro – l’ex contabile della casa circondariale Gaetano Malaspina, 66 anni.

«È la seconda sentenza in cui la Corte dei conti assolve l’ex direttore da ogni responsabilità rispetto alla gestione contabile della casa circondariale – tiene a ricordare l’avvocato Matteo Binelli, difensore di Baraniello – spero che questi pronunciamenti abbiano un rilievo anche sul procedimento penale che, per quanto ne so, è ancora nella fase di indagine». L’inchiesta penale, avviata nell’autunno di cinque anni fa e non ancora giunta a conclusione, vede indagati per concorso in peculato e abuso d'ufficio, assieme all’ex direttore Baraniello e all’ex ragioniere capo Malaspina, entrambi in pensione dal 2011, anche l’assistente contabile Anna Santoro.

L’ultima sentenza pubblicata dalla Corte dei conti fa riferimento a una serie di irregolarità commesse dall’ufficio di ragioneria del carcere di Mantova. A partire dai 15.500 euro spariti dalla contabilità del 2005, rilevati come differenza tra i prelievi di cassa (per oltre 87mila euro) e la cifra (72mila euro) di fatto indicata a bilancio. La Procura contabile ha anche indicato versamenti fatti in ritardo alla tesoreria provinciale dello Stato, omessi versamenti all’Erario e altre anomalie amministrative.

A pesare sull’assoluzione dell’ex direttore – oltre al fatto che non fosse compito suo maneggiare il denaro – anche la circostanza che avesse più volte, tra l’aprile del 2001 e il settembre dell’anno dopo, indirizzato missive al ministero della Giustizia e al Provveditorato regionale dell’amministrazione penitenziaria lamentando pesanti carenze di personale amministrativo, tanto da esporre a rischio l’attività, anche contabile, della casa circondariale. «Era il Malaspina che materialmente gestiva incassi e pagamenti – osserva la Corte – ... il Malaspina ha erogato a proprio favore una sorta di prestito (di qui i versamenti tardivi ad Erario e tesoreria provinciale): a fronte dell’indebito arricchimento, almeno per gli interessi passivi... appare giustificata la sua condanna a risarcire il danno arrecato all’Erario».

2

Articoli rimanenti

Accesso illimitato a tutti i contenuti del sito

1€/mese per 3 mesi, poi 2.99€ al mese per 3 mesi

Attiva Ora

Sblocca l’accesso illimitato a tutti i contenuti del sito

Video del giorno

Vinitaly, Francesca Moretti: "Ripartire dalla terra e dalle bollicine: sostenibilità non deve essere una moda"

La guida allo shopping del Gruppo Gedi