Mantova, telefono in cella nella bombola del gas

Il cellulare scoperto nel carcere di via Poma dagli agenti di polizia penitenziaria. Denunciati tre detenuti romeni

MANTOVA. Lo tenevano in cella nascosto in una bomboletta del gas, con tanto di caricabatterie, a scanso di imprevisti. È stato un agente della polizia penitenziaria a scoprire l’oggetto proibito e a segnalarlo immediatamente alla direzione. Sequestro immediato, riunione della commissione disciplinare e comunicazione giudiziaria alla Procura.

Il telefono cellulare è stato trovato lunedì mattina nel carcere di Mantova. Scoperto in una bomboletta di gas all’interno di una cella occupata da alcuni detenuti di origine romena, in carcere per reati comuni. I compagni di detenzione sono rimasti muti alle richieste di spiegazioni dell’agente, che ha ritirato sia il telefonino che il caricabatterie e passato un’informativa agli uffici dipartimentali e regionali oltre che all'autorità giudiziaria. Il ritrovamento di oggetti vietati dalla legge, se non è inusuale nelle strutture carcerarie più grandi, è più raro invece in via Poma, sia per le dimensioni del carcere piuttosto ridotte e più facilmente controllabili, sia per la tipologia dei detenuti che in genere non scontano pene lunghe.

Non minimizza l’episodio Donato Capece, segretario generale del sindacato autonomo polizia penitenziaria, il Sappe: «Al dipartimento dell'amministrazione penitenziaria chiediamo interventi concreti – dice – ad esempio la dotazione ai reparti di polizia penitenziaria con strumentazione tecnologica per contrastare l'indebito uso di telefoni cellulari o altra strumentazione elettronica da parte dei detenuti».

«Il rinvenimento è avvenuto – aggiunge Alfonso Greco, segretario regionale Sappe – grazie all'attenzione, allo scrupolo e alla professionalità di personale di polizia penitenziaria in servizio». Il Sappe ricorda che «sulla questione relativa all'utilizzo abusivo di telefoni cellulari e di altra strumentazione tecnologica che può permettere comunicazioni non consentite è ormai indifferibile adottare tutti quegli interventi che mettano in grado la polizia di contrastare la rapida innovazione tecnologica e la continua miniaturizzazione degli apparecchi, che risultano sempre meno rilevabili con i normali strumenti di controllo».

«A nostro avviso – conclude il leader nazionale dei baschi azzurri Capece – sono indispensabili nei penitenziari per adulti e minori interventi immediati, compresa la possibilità di "schermare" gli istituti per neutralizzare la possibilità di utilizzo di qualsiasi mezzo di comunicazione non consentito; e quella di dotare tutti i reparti di polizia penitenziaria di rilevatori di telefoni cellulari per ristabilire serenità lavorativa ed efficienza istituzionale, anche attraverso adeguati e urgenti stanziamenti finanziari».

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