Gli ebrei ortodossi in città: "Rivogliamo la nostra terra"

La targa al cimitero

Delegazione di rabbini e ricercatori in arrivo da Israele e Usa per reclamare l'area di San Nicolò. "Siamo pronti a finanziare mappatura, pulizia e costruzione di un museo della memoria"

MANTOVA. Rav Shmaya Levi, rabbino ortodosso israeliano, editore e ricercatore, ci ha messo anni. Alla fine ha trovato quello che cercava: a Budapest è riuscito a scovare il libro delle sepolture del cimitero ebraico di Mantova autorizzato da Francesco Gonzaga nel 1442 e chiuso da Giuseppe II nel 1786.

Pubblicare antichi manoscritti è il suo mestiere, ed i libri editi dalla HaOtzar Publications fanno il giro del mondo. Ma la ricerca su Mantova aveva un significato particolare e da subito deve avergli fatto sgranare gli occhi per le eminenti personalità ebraiche che qui sono seppellite (ne parliamo nel dettaglio nell’articolo della pagina a fianco).

Accertato dapprima che nell’area di San Nicolò sono sepolti Azariah da Fano, il più eminente cabalista italiano, e altre importantissime figure dell’ebraismo. Saputo, alcuni mesi fa, che l’area era stata finalmente liberata dal Demanio. E saputo, sempre alcuni mesi fa, che il Comune si appresta a coinvolgere l’ex cimitero nella complessiva riprogettazione di Fiera Catena, Rav Shmaya Levi ha mobilitato un potentissimo comitato di ebrei ortodossi statunitensi che a giorni incontreranno la giunta municipale.

Viene al sodo, insomma, un lavoro iniziato nel lontano 2010, quando la Gazzetta di Mantova documentò la visita dei rabbini ortodossi che erano venuti a pregare sulla tomba di Azariah da Fano. Proprio nei giorni scorsi Rav Shmaya Levi ha preso l’aereo ed è venuto in Italia.

«Per tutto il mondo ebraico - spiega Rav Shmaya Levi alla Gazzetta, dopo aver incontrato il presidente della Comunità ebraica di Mantova, Emanuele Colorni - è fondamentale che quella terra ritorni ai suoi legittimi proprietari. Gli ebrei pagarono per quella terra e, dunque, la terra appartiene ancora agli ebrei. Non possiamo accettare che sulla nostra terra venga costruito un mercato ortofrutticolo, così come non accettiamo che i nazisti si siano presi la terra che era nostra costruendo il loro campo di concentramento».

Due stele provenienti dall'antico cimitero ebraico sono finite a far da paracarri ad un ristorante giapponese a Borgo Virgilio

E’ per questo che entra in gioco il comitato americano: «Si tratta di persone specializzate nel salvataggio di cimiteri ebraici in tutto il mondo - spiega Rav Shmaya Levi. E’ gente influente, forte e decisa: dai documenti sappiamo che quel cimitero ci appartiene e deve ritornare a noi. Siamo riusciti in un’impresa simile in Paesi socialisti, vogliamo riuscirci anche qui».

L’idea è quella di programmare un intervento in tempi brevi: «Abbiamo macchinari che servono a monitorare il terreno, così sapremo quante tombe sono rimaste e avremo una mappatura completa. Le costruzioni messe in piedi dai nazisti devono scomparire perché sotto ci sono le tombe degli ebrei. Noi vogliamo costruire un museo della memoria».

Ebrei mantovani (da "Mantova vecchiotta")

Chissà cosa ne pensa il sindaco Mattia Palazzi, che per l’area ha progetti ambiziosi basati sul masterplan di Stefano Boeri. Lo scopriremo presto. Una cosa è certa: la comunità mantovana, che ortodossa non è, è interessata alla memoria: «La pulizia dell’area, la mappatura delle sepolture rimaste, la costruzione di un museo della memoria sono idee che condividiamo», precisa Colorni.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

La guida allo shopping del Gruppo Gedi