Salvataggio della Valdaro Nuovo piano del Comune

L’amministrazione spinge per la cessione di terreni per 17,8 milioni entro il 2019. Ora serve l’ok delle banche. Il debito è salito a 25,5 milioni per gli interessi passivi

MANTOVA. C’è un nuovo piano per il salvataggio della Valdaro spa. È quello che il liquidatore Riccardo Ronda ha predisposto d’intesa con il Comune di Mantova, socio di maggioranza, dopo che la giunta guidata da Palazzi aveva bocciato quello del predecessore Sodano. Si tratta di un piano che prevede la vendita, entro il 2019, dei terreni di proprietà della società per almeno 17 milioni 800mila euro, da girare alle banche, soprattutto Mps, per coprire un debito nel frattempo salito, a causa degli interessi, a 25 milioni 500mila euro. Entro Natale gli istituti di credito dovrebbero dare una risposta a quello che il Comune definisce un piano «ambizioso e concreto» per evitare il fallimento e che, invece, l’opposizione di centrodestra bolla come uno spreco di denaro pubblico e un favore ai privati.

Un piano diverso da quello precedente. «Quello di Sodano – spiega il vice sindaco Giovanni Buvoli – con 15 milioni da prestare alla Valdaro spa, avrebbe messo a rischio default il Comune. Inoltre, per legge non era possibile portarlo a termine». I soldi ricevuti dalla Valdaro spa avrebbero dovuto essere restituiti in due anni; i terreni sarebbero rimasti di proprietà, ma avrebbero dovuto essere messi in vendita senza la certezza di essere acquistati. «Il nostro piano – dice Buvoli – non prevede alcun esborso di risorse pubbliche, ma solo la sollecitazione al liquidatore a portare a termine i contratti di vendita già stipulati e a vendere il resto dei terreni ai prezzi fissati da una perizia giurata. Con il nostro piano evitiamo il fallimento della Valdaro spa e diamo la possibilità di sviluppare un comparto importante per il futuro di Mantova legato al porto fluviale. E ricordo che gli unici soldi del Comune finiti alla società da quando è succeduta al Cosvim sono stati i 650mila euro di aumento di capitale decretato da Sodano e bruciati dagli interessi passivi in sette mesi».

La situazione della Valdaro spa era stata illustrata alcuni giorni fa dal liquidatore Ronda e dall’avvocato Stefano Sarzi Sartori in commissione bilancio. In quella sede era stato riferito che il debito con le banche era lievitato, dopo la bocciatura del piano Sodano, da 24 milioni 100mila euro a 25 milioni e mezzo a causa degli interessi passivi; con il nuovo piano sono già stati firmati i preliminari di vendita per 400mila metri quadrati di terreno al gruppo veronese della grande distribuzione Rossetto (8 milioni di euro) e per 250mila a Paganella, azienda mantovana specializzata nel trasporto e stoccaggio delle merci (4 milioni 800mila euro).

Restano da vendere 172mila metri quadrati, quelli più pregiati perché già urbanizzati. Il liquidatore ha già ricevuto alcune manifestazioni di interesse e dalla loro vendita punta ad incassare almeno 5 milioni. Una volta raccolti i 17,8 milioni, Ronda urbanizzerà le restanti aree del Pip e il costo, circa 3,5 milioni di euro, verrà scalato dalla somma da girare agli istituti di credito che, così, incasseranno sui 15 milioni. Questo il piano. Accetteranno le banche? È il grosso dilemma, viste le difficoltà che gli istituti di credito stanno vivendo a causa delle turbolenze dei mercati finanziari (il maggior creditore è Monte del Paschi, impegnato in un aumento di capitale tutto in salita). «Credo che ristrutturare il debito convenga a tutti – dice Buvoli – le banche incassano una parte del loro credito, mentre il territorio beneficerà di oltre cento assunzioni tra Rossetto e Paganella, senza dimenticare lo sviluppo dell’indotto». L’alternativa sarebbe il fallimento.

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