Benvenuti nel Paese delle crisi

Non invidio il presidente della Repubblica Sergio Mattarella che ha incontrato 23 gruppi parlamentari. Già il fatto che esistano tanti e tali partiti la dice lunga sulla maturità del Belpaese che ha rinnegato il bipolarismo.

MANTOVA. Numeri al posto delle chiacchiere, la storia prima delle congetture. Non invidio il presidente della Repubblica Sergio Mattarella che ha incontrato 23 gruppi parlamentari durante le consultazioni per formare il nuovo governo. Già il fatto che esistano tanti e tali partiti la dice lunga sulla maturità del Belpaese che ha rinnegato il bipolarismo: si è rivisto al Quirinale anche Rocco Buttiglione, di cui si erano perse le tracce nella giungla di Montecitorio. Idem per il mantovano di San Rocco Bruno Tabacci, in compagnia di Lorenzo Dellai per il Centro democratico.

L’addio di Renzi offre l’occasione per una cordiale rimpatriata tra ex democristiani.

Altro particolare da ricordare: siamo arrivati alla crisi numero 63. Mettendo insieme tutti gli ex presidenti del Consiglio, ministri e vice si potrebbe formare un esercito e non basterebbe lo stadio Martelli per l’adunata.

Chi ricorda Romano Misserville, sottosegretario del governo D’Alema per una settimana?

Passò dal Movimento sociale a un’intesa con i Ds. Giusto per ribadire che Denis Verdini, accusato di aver tradito Berlusconi per Renzi, ha almeno un illustre antenato tra i voltagabbana.

Dal 1946 a oggi è crollato il muro di Berlino, la guerra fredda è stata archiviata, gli equilibri mondiali sono mutati, ma l’Italia non trova pace. Prendete ad esempio l’ultimo referendum: il fronte del si guidato dal Pd ha prospettato scenari apocalittici in caso di vittoria del no. È stato un trionfo per gli avversari, ma la Borsa non è crollata, non risultano invasioni di cavallette e i carri armati non hanno puntato i cannoni contro i palazzi del potere. Dove i partiti, tanto per cambiare, non trovano un accordo sulle regole del gioco: chi chiede le elezioni subito e chi invece suggerisce di cambiare prima la legge elettorale. La prossima sarà quella giusta? Ne dubito. Ognuno pensa agli interessi di bottega, più che agli italiani, che hanno dato un segnale forte e chiaro, che va rispettato: no alla riforma costituzionale e Renzi a casa. Di fronte a questo quadro mi chiedo cosa penserà di noi un investitore straniero.

Al posto suo cambierei rotta alzando le vele, a tutta velocità.

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