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Risolto il giallo dell’aereo tedesco

Le indicazioni ufficiali parlavano di Mariana, ma il punto di caduta fu Pellaloco, l’8 dicembre del 1944

di Francesco Romani
1 minuto di lettura

MARIANA MANTOVANA. Risolto il “giallo” del ricognitore tedesco che cadde nel Medio Mantovano. L’indicazione in inglese “crashed near Mariana Mantovana” accanto alla data, 10 dicembre 1944 aveva indirizzato le prime ricerche nell’Asolano. Ma l’appello lanciato attraverso le pagine della Gazzetta dai ricercatori dell’Air Crash Po, l’associazione che si occupa di catalogare gli arerei caduti durante la guerra nella valle del Po e poi di recuperarne, dove possibile, i resti, ha colto nel segno individuando con maggior precisione il punto di caduta. Secondo concordi testimonianze e indicazioni di persone a conoscenza dei fatti, la data esatta è l’8 dicembre e la località è nei pressi di Pellaloco, frazione roverbellese, a 27 km di distanza in linea d’aria da Mariana. Indicazioni che concordano, secondo una prima verifica, sia con fonti militari tedesche che americane. Dopo la fase di studio sulle fonti, l’Air Crash Po effettuerà una uscita sul posto attraverso metal detector, per scorpire eventuali tracce dell’aereo cadute rimaste sepolte nel terreno. A contribuire a questa prima positiva conclusione i ricordi di Franco Turrina e del roverbellese extra muros Ulderico Corghi.

«L’otto dicembre 1944 (festa della Madonna), era nevicato, faceva freddo ma un limpido sole illuminava tutta la nostra campagna – sono i ricordi di Turrina –. Subito dopo la Messa tarda, sentimmo nell’aria un crepitio di mitraglia; tre aerei si davano battaglia, alti nel cielo uno di questi, il più pesante iniziò a perdere fumo e fiamme mentre scivolava sempre più basso. Abbattè alcuni alberi e si schiantò al suolo ad un centinaio di metri dalla Pila dove è nato Ulderico Corghi: era un bimotore tedesco, gli altri due, caccia inglesi, fecero qualche giro sulla zona, poi sparirono all’orizzonte. Noi ragazzi curiosi ed incoscienti, corremmo per vedere da vicino un aereo. Un mare di fiamme avvolgevano i rottami sparsi nel campo. Ricordo che alcuni coraggiosi hanno estratto un giovane pilota ancora in vita, non so se sarà vissuto. Per alcuni giorni noi ragazzi andammo a rovistare fra quello che era rimasto, alla ricerca di qualche cosa di utilizzabile. Poi i tedeschi si sono portati via le carcasse bruciate. Un’orma nera rimase per qualche anno».

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