Zanellini, nuove proteste. Ex pastificio come rifugio

L'ex pastificio Zanellini

Gli abitanti di Borgo Angeli: «Via vai notturno nello stabilimento abbandonato». Il custode giudiziale: «Edificio indifendibile». Ancora lontano il possibile recupero

MANTOVA. Passando per via Cremona quasi non lo si nota più. L’occhio si è abituato a vedere quel grosso edificio cadente. Ma per chi abita a Borgo Angeli, nella parte nuova del quartiere, l’ex pastificio Zanellini non può passare inosservato. Non solo perché è una presenza ingombrante e triste da quando, nemmeno tanti anni fa, ha cessato di produrre per il fallimento della proprietà. L’ex industria continua a suo modo ad essere frequentata. «Di notte chi vive vicino allo Zanellini sente ogni tanto dei rumori - spiega un abitante del quartiere - forse ladri che vengono a controllare se è rimasto qualcosa da portarsi via. Possibile che non si possa far nulla per recuperare quell’area?».

A escludere che i rumori notturni siano opera di ladri poco attenti è Dino Piccagli, custode giudiziale dell’immobile dal marzo 2014. «Non c’è più nulla da rubare, hanno già fatto sparire tutto - spiega - dai pluviali ai pezzi di metallo e via dicendo. L’unica cosa che rimane sono le antenne sul tetto, ma quelle sono ben protette». Non ci sono fantasmi nella fabbrica abbandonata. Come tutti gli edifici vuoti offre riparo a gente senza casa.

«Ho fatto riparare la rete di recinzione e i sigilli alle porte almeno una decina di volte- racconta Piccagli - ma visto che l’area confina con un parco pubblico si può ben immaginare come sia relativamente facile per chi cerca rifugio penetrare nello stabile. È un edificio indifendibile. Non possiamo erigere mura o allestire sistemi di videosorveglianza, dovrebbe essere la proprietà a provvedere. Ma è piuttosto assente...».

Quando chiediamo a Piccagli se vi sono possibilità di vedere un giorno l’area cambiare volto e diventare una nuova sede produttiva o commerciale e di servizi, allarga le braccia. «Io sono il custode giudiziale per conto e a nome dell’immobiliare Angeli Srl - dice - a sua volta soggetto terzo rispetto alla Zanellini, che è fallita...». Una situazione ingarbugliata, un’area posta persino sotto sequestro dal tribunale. Per liberare il tetto dall’amianto e l’intero complesso da rifiuti, resti e via dicendo è alla fine dovuto intervenire il Comune a partire dal 2014. Un intervento doveroso per motivi di salute pubblica e decoro: sono state portate in discarica 200 tonnellate di materiale a spese della comunità.

Difficile prevedere una soluzione in tempi rapidi. E in cosa dovrebbe consistere, poi, la soluzione? Nel quartiere non guardano troppo per il sottile: l’importante sarebbe liberarsi di un grosso edificio industriale vuoto e cadente. E inevitabilmente polo attrattivo di persone sconosciute che lo frequentano nella notte, come accade o è accaduto in altri punti della città: ex Ceramica, ex serre di Borgochiesanuova, ex condomini demaniali di Valletta Valsecchi o gli scheletri di centri commerciali mai entrati in funzione a Colle Aperto (mai completato) e, più recente, a Belfiore. Anche per l’ex Zanellini, forse, potrebbe essere un grosso imprenditore disposto a spendere a dare una svolta alla situazione. Non a caso qualcuno aveva suggerito - senza successo- di proporre a Esselunga di fare lì il supermercato anziché nel vecchio palasport di zona Stadio.

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