In aula per molestie alla ex. «Lui fragile, non stalker»

Gazoldo. Ennesima udienza del processo a carico dell’imprenditore di 58 anni. Gli psicologi nominati lo definiscono «personalità succube, non aggressiva»

GAZOLDO. Ennesima udienza del processo per stalking a carico di un imprenditore agricolo 58enne di Gazoldo, accusato di aver perseguitato per mesi la sua ex compagna.

Giovedì 15 dicembre in aula sono stati sentiti quattro testi convocati dalla difesa, rappresentata dall’avvocato Roberta Ramelli. Per prima, una delle figlie dell’uomo, una giovane donna che, insieme alla sorella, a un certo punto si era vista costretta a chiedere la tutela del padre (per la delicatezza del caso non riportiamo le generalità) e l'affidamento ad un amministratore di sostegno per proteggere le proprietà di famiglia. Già, perché anche in questa udienza è emerso come la donna che lo aveva denunciato per stalking, con la quale il 58enne aveva avuto una relazione di quattro anni, era costata qualcosa come 230mila euro, in regali, viaggi, prestiti e necessità varie.

La figlia, dunque, ha confermato come durante quei quattro anni di relazione sentimentale con la ragazza di origini rumene poco più che trentenne e incontrata sul posto di lavoro (sono entrambi operai in un’azienda della zona, ma lui possiede pure terreni e proprietà di famiglia) il padre, rimasto vedovo ancora giovane, avesse completamente perso la testa, accettando di fare ogni cosa gli venisse richiesta dalla fidanzata.

Sono stati quindi sentiti i due consulenti nominati dal giudice civile per poter nominare un amministratore di sostegno all’imputato: si tratta dello psichiatra Andrea Pinotti e della psicologa clinica Antonella Spacca. In modo dettagliato, i due medici hanno tracciato la personalità dell’imputato, definendolo un uomo dipendente dagli altri, una personalità fragile e circuibile, incapace di imporsi e di avere atteggiamenti aggressivi nei confronti del prossimo, perché tendenzialmente masochista. Una personalità, quindi, incompatibile con quella di uno stalker. «Lui credeva di essere innamorato di quella donna ma non era consapevole del tipo di rapporto che aveva instaurato - ha spiegato il dottor Pinotti - un rapporto non equilibrato, in cui lui era incapace di dire no alle continue richieste di lei».

Come ultimo teste, è stato interpellato un perito informatico del tribunale che ha esaminato i telefonini quindi i messaggi che i due protagonisti della vicenda si sono scambiati durante i mesi seguiti alla fine della relazione, da cui emerge come la donna non avesse di fatto allontanato il suo ex, ma continuasse a sentirlo e a scambiare messaggi con lui. Al termine, il giudice Giuditta Silvestrini (pm era Elena Betteghella) ha rinviato il processo al 10 gennaio. (dm)

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