Il futuro del cimitero ebraico: «Vorrei un parco della memoria»

Parla il presidente della Comunità mantovana, Emanuele Colorni: "Sia un luogo aperto a tutti. L’idea è quella di utilizzare lo schema grafico delle Sefirot, ovvero i dieci strumenti di Dio"

MANTOVA. «Ecco, io voglio che l’area di San Nicolò sia un luogo della memoria per noi ebrei e anche per tutti gli altri, un luogo libero dalle costruzioni messe in piedi dai nazisti. Io voglio che sia un luogo della memoria aperto a tutti, non voglio che sia un luogo chiuso ed esclusivo».

A qualche settimana dall’arrivo a Mantova dei rabbini statunitensi e israeliani che rappresentano il Comitato europeo per la protezione dei cimiteri ebraici e che hanno chiesto al Comune di riavere l’antico cimitero dove sono seppelliti i grandi maestri della cabala, rompe il silenzio il presidente della Comunità ebraica di Mantova, Emanuele Colorni.

Da anni Colorni studia le carte relative all’antico cimitero (aperto nel 1442 e chiuso nel 1786), ed è sempre stato disponibile al dialogo con il Comune per discutere del piano dell’architetto Stefano Boeri che dovrà riqualificare l’intera zona di Fiera Catena, cimitero compreso. Fino ad oggi, però, il Comune retto da Palazzi non si è confrontato con la Comunità.

«Io ho un’idea che sarebbe bellissimo realizzare - spiega Colorni, che parla a titolo personale senza rappresentare la Comunità - Io vorrei tanto che il cimitero rimanesse un prato, e che fosse realizzato un grande giardino secondo lo schema delle Sefirot, che nella cabala ebraica sono le dieci modalità o gli "strumenti" di Dio».

La rappresentazione delle Sefirot, il cui schema è quello nella fotografia che pubblichiamo qui accanto, costituirebbe, secondo Colorni, uno straordinario mezzo per ricordare che lì c’è un importantissimo cimitero ebraico e per far sapere a chi ancora non lo sa che Mantova è stata la città-capitale, la vera madre della cabala.

«Non sarebbe una cosa difficile da realizzare - puntualizza Colorni - e sarebbe perfettamente compatibile con la riqualificazione del quartiere. Non si può dimenticare che l’area è un cimitero e che le costruzioni naziste non dovrebbero essere lì, sono abusive, andrebbero abbattute. Io vorrei che nei sentieri delle Sefirot, nella loro precisa struttura, i bambini potessero correre o andare in bicicletta. La mia idea è anche quella di creare un giardino utilizzando cedri, melograni e altre piante bibliche. Ci sarebbe spazio per alcuni totem per spiegare la storia dell’ebraismo e della comunità mantovana, per ricordare i maestri della cabala come Da Fano e Zacuto. Poi sarebbe bello avere la possibilità di proiettare ologrami che raccontino: ho visto una cosa del genere a Cesarea, in Israele, ed è fantastica. Ecco, questo sarebbe per me un perfetto luogo della memoria».

L’idea del sindaco Mattia Palazzi è quella di dare alla zona il nome di “Piazza della Terra”, con laboratori ambientali, un mercato per la promozione dei prodotti locali, un polo per l’accoglienza dei disabili e molto altro. C’è anche uno spazio per la memoria, ma non è predominante. Ora che anche il presidente della Comunità ebraica, sia pure a titolo personale, ha espresso la sua idea per San Nicolò, si può dire che le carte sono in tavola.

Ci sono pochi gli spazi per un dibattito, visto che il Comune procede su tempi stretti. Ma non è detto che la partita sia conclusa.

2

Articoli rimanenti

Accesso illimitato a tutti i contenuti del sito

1€/mese per 3 mesi, poi 2.99€ al mese per 3 mesi

Attiva Ora

Sblocca l’accesso illimitato a tutti i contenuti del sito

Video del giorno

Mister Corrent dopo l'amichevole con il Sudtirol

La guida allo shopping del Gruppo Gedi