Influenza, è allarme per gli anziani soli

Sos dei volontari del Club delle Tre Età: «Vengono dimessi dagli ospedali dopo due giorni, ma hanno bisogno di assistenza»

MANTOVA. «Gli ospedali non possono tenere gli anziani ammalati di influenza per più di un paio di urgenza. Nemmeno se sono soli. Abbiamo un grosso problema». Luciano Tonelli è presidente del Club delle Tre età da molti anni. I volontari del Club seguono gli anziani dagli anni 90 e hanno maturato una bella esperienza. «Eppure non ci siamo mai trovati di fronte a una situazione del genere - racconta - una quindicina di nostri assistiti, anziani che vivono soli con un età che supera anche abbondantemente i 75 anni, sono bloccati a letto con influenza o sindrome influenzale e abbiamo grosse difficoltà a seguirli. E gli ospedali sono pieni, non possono tenerli in una stanza più di un paio di giorni».

Il presidente dell’associazione di via Indipendenza non lancia appelli. «Non saprei a chi - dice - Voglio però segnalare a tutte le istituzioni che le conseguenze della forma virale stagionale che riempie pronti soccorsi e ambulatori medici di pazienti, sono decisamente pesanti per gli anziani che vivono soli». Insomma, il problema è sì sanitario, ma ha radici sociali. È lo spettro di tutti: invecchiare ed essere solo.

Racconta Tonelli che i quattro volontari del Club, che seguono normalmente gli anziani soli in città e altri comuni, hanno dovuto fare “gli straordinari” durante il periodo natalizio. «Dalla vigilia in poi abbiamo avuto una quindicina di nostri assistiti colpiti da queste sindromi influenzali - spiega - siamo intervenuti anche a notte fonda e nel giorno di Natale, accompagnando degli anziani al pronto soccorso e restando con loro fino al ricovero. Soprattutto al Poma, ma abbiamo avuto 4 soci ricoverati a Bozzolo e uno a Volta. Sono stati presi in carico , ma dopo un paio di giorni sono stati dimessi perché gli ospedali avevano bisogno di letti liberi. I medici si sono raccomandati di seguirli, perché avevano bisogno di assistenza. Il problema è che sono soli, senza familiari disponibili. Si tratta di anziani autosufficienti quando stanno bene, ma con l’influenza hanno necessità di assistenza per alcuni giorni».

Situazioni che, per la verità, il Club ha affrontato p più di una volta. Cosa c’è di diverso quest’anno? «Il numero di anziani ammalati in contemporanea - dice Tonelli - non sono medico e nemmeno uno studioso di statistica. Registro solo che non ci siamo mai trovati in difficoltà come in questi giorni. Il problema è che il numero di anziani soli e che non possono disporre, per vari motivi, di familiari di sostegno. sta aumentando. E con la solitudine aumenta la fragilità». Non è chiaro quanti di questi anziani abbiano fatto il vaccino antinfluenzale.

«La maggior parte di loro ha oltre 80 anni, c’è chi è vicino o ha raggiunto i 90 - spiega - Non vogliono andare in casa di riposo ma non hanno figli o altri parenti che li possano aiutare con continuità. Noi facciamo quel che possiamo, ma dobbiamo tutti, come comunità, riflettere sul come affrontare questo problema, destinato a crescere nel tempo». Un appello, per la verità, Tonelli lo lancia. «Quando accompagniamo gli assistiti all’ospedale per un ricovero - racconta - portiamo loro qualche ricambio, saponetta, fazzoletto e quelle poche cose che servono. Non sempre i volontari possono andarci durante gli orari di apertura alle visite e capita che il personale non li facci entrare fuori da questi orari. Siamo assistenza non parenti. Chiediamo un po’ di elasticità».

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