Mantova, troppi malati cronici e pochi letti. La Cgil: «Emergenza senza fine»

Il sindacato: «In Lombardia Mantova è seconda per indice di vecchiaia e in coda per i posti di ricovero». Il segretario Marchini: «Ogni inverno ospedali in tilt, attivare subito i presidi territoriali promessi dalla riforma»

MANTOVA. I due dati si incrociano malamente: al secondo posto in Lombardia per indice di anzianità e terzultimi per numero di posti letto ospedalieri in rapporto agli abitanti.

La Cgil di Mantova non prende la tangenziale per arrivare diritta al problema emergenza posti letto che da qualche settimana sta mettendo in crisi anche gli ospedali mantovani. E lo fa scomodando indici di vecchiaia e letti disponibili nelle strutture sanitarie.

La precisazione – più che altro un’accorata richiesta di adottare provvedimenti urgenti – arriva dopo le recenti notizie che hanno visto il pronto soccorso del Carlo Poma preso d’assalto a tutte le ore del giorno anche a causa del picco dell’influenza.

La Cgil di Mantova, peraltro non nuova agli appelli sull’emergenza posti letto negli ospedali mantovani, prende spunto dall’indagine pubblicata martedì scorso dalla Gazzetta e nella quale veniva evidenziato il taglio dei letti negli ultimi 30 anni, con riduzione della ricettività al Poma del 50%.

«A questo proposito – sottolineano il segretario provinciale della Cgil Massimo Marchini e la responsabile delle politiche Welfare e Sanità Donata Negrini – bisogna considerare che la provincia di Mantova si colloca al terzultimo posto per numero di posti letto ospedalieri in rapporto agli abitanti, posizionandosi dietro Monza e Brianza e Lodi, province fortemente integrate con l'area metropolitana di Milano, mentre l'indice di anzianità di Mantova è il secondo in Lombardia: 22,8 contro il 21 di Monza e Brianza e il 20,4 di Lodi. Il territorio mantovano risulta quindi caratterizzato da bisogni specifici legati alla condizione demografica, con la conseguenza epidemiologica di un alto livello di cronicità». E questi numeri, in Cgil, fanno scattare una considerazione: «Il ripetersi della situazione attuale di caos nei pronto soccorso, attribuibile non a un'urgenza, bensì alla diminuzione stagionale delle temperature e alla conseguente diffusione della sindrome influenzale, dovrebbe incalzare l'azienda ospedaliera ad attrezzarsi per tempo, in modo da prevenire con efficacia i disagi per gli utenti e l'eccessivo carico di lavoro per gli operatori sanitari».

Praticamente scontato, a questo punto, tirare in ballo le promesse scaturite dalla riforma regionale della sanità varata oltre un anno fa. La nuova legge regionale di fatto ruota tutta attorno all’effettiva integrazione tra ospedale e territorio, con particolare riferimento alla presa in carico dei pazienti cronici, e al superamento della logica ospedalocentrica.

«Il sistema dell’offerta – proseguono Marchini e Negrini – definisce i nuovi modelli organizzativi attraverso l’istituzione dei Pot (presidi ospedalieri territoriali) e dei Presst (presidi sociosanitari territoriali) che dovranno diventare i veri nodi operativi della rete sociosanitaria».

Ma Pot e Presst per il momento sono solo sulla carta. «Vanno creati al più presto – ribadiscono i due esponenti della Cgil – e in stretta connessione con le cure primarie e le Rsa. Dovranno inoltre essere realizzati nuove forme di aggregazione dei medici di medicina generale (Aft) e i Creg (percorsi di cura personalizzati dei malati cronici) in sinergia con i medici specialisti e in riferimento al Piano di Assistenza Individuale, che sintetizzi il programma socioassistenziale annuale del paziente. Non dimentichiamo che in altre province lombarde sono già stati realizzati sia i Pot che i Presst e auspichiamo che anche a Mantova si proceda presto alla loro istituzione, almeno uno per distretto, anche se, in considerazione del rapporto di uno ogni 30mila abitanti indicato dalla normativa, dovrebbero essere quattordici».

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