L’immagine di San Longino nella chiesa terremotata

Quingentole. La sorpresa della pala recuperata nel vecchio oratorio. L’appello di “Civiltà d’abitare”: ora servono settemila euro per il restauro

QUINGENTOLE. Durante il restauro della chiesa parrocchiale di Quingentole, danneggiata dal terremoto, è stata scoperta nei depositi del vecchio oratorio una tela ad olio che raffigura San Longino. A dire il vero, si conosceva da tempo l’esistenza di questa pala, ma nessuno sapeva che vi era rappresentato il martire legato al culto devozionale proprio della città di Mantova. E sembra che, a parte la basilica di Sant’Andrea, in nessuna chiesa della provincia siano custodite raffigurazioni del santo. Ad occuparsi del recupero della tela, 250x140 centimetri, è ora l’associazione no profit “Civiltà d’abitare” sorta a Quingentole circa un anno fa per ristrutturare l’organo della chiesa. L’operazione però, molto onerosa (80mila euro circa) al momento non trova fondi a sufficienza. Così l’associazione ha deciso di portare a termine il recupero di questa importante opera pittorica, che richiede un impegno economico di settemila euro.

La tela è stata trovata nei depositi del vecchio oratorio, annerita, in alcuni punti rosicchiata dai topi, in grave stato di ammaloramento. Civiltà d’abitare, di cui è presidente Tiziano Lotti, insieme alla parrocchia retta da don Marco Bighi, quindi, l’ha affidata alla ditta Raffaele Diegoli di Finale Emilia per il restauro. Il lavoro è tuttora in corso, si conta di terminarlo per la primavera, forse in concomitanza con l’inaugurazione della chiesa a marzo. Già da un primo intervento di pulizia sono emersi tutti i colori originali e le figure rappresentate: San Longino, San Bernardino da Siena, un committente ancora sconosciuto, putti in adorazione e un diacono con veste rossa che potrebbe essere San Luigi Gonzaga.

«Dai colori utilizzati, dalle figure rappresentate - spiega Rita Bertolani, che fa parte dell’associazione, composta dal vicepresidente Bruno Salvato, dal sindaco Annamaria Caleffi insieme ad altri quingentolesi - sembra che si possa datare il dipinto a fine ’500. L’attribuzione ad una scuola o ad uno specifico pittore ancora non è possibile. È probabile però che la tela sia in qualche modo legata ai Gonzaga».

I fondi necessari per il restauro non sono ancora stati raccolti in toto.

La Fondazione Comunità mantovana intanto ne ha messi a disposizione 2.500. Civiltà d’abitare lancia quindi un appello a tutti i quingentolesi o agli appassionati d’arte, per contribuire al completamento del lavoro. È possibile farlo con un’offerta a don Marco Bighi oppure tramite bonifico bancario (IBAN: IT07X0335901600100000142249). «L’intenzione - spiega il vicepresidente Salvato - è quella di ricollocare la tela in chiesa, nella sede più adatta. Originariamente sembra trovasse posto dietro l’organo».

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