Pd, addio a Suzzara e tagli al personale

A tavola al Parco La Quercia: a Suzzara rimarrà solo la festa del circolo locale

I conti non tornano: la festa provinciale si stringe e cambia sede. Due delle quattro dipendenti saranno licenziate da aprile

MANTOVA. Poi non si dica che ci sono ancora i comunisti, perché nemmeno la festa di Suzzara resiste più. Pensi alla sinistra mantovana e l’associazione mentale è immediata: la Bassa epicentro prima comunista e poi diessino, Suzzara capitale. Ecco allora che la notizia segna una svolta simbolica nella storia politica locale. Il Pd si prepara a portare via la festa provinciale dal parco La Quercia. Il cambio di rotta arriva nelle stesse settimane in cui la segretaria Antonella Forattini si appresta a un’altra decisione che definisce «molto sofferta»: il licenziamento di due delle quattro dipendenti (il quinto, in aspettativa e dunque attualmente a costo zero, è il deputato Marco Carra).

«La formula della festa di Suzzara purtroppo risente del peso degli anni – anticipa la Forattini – tre settimane ad agosto in una struttura così importante sono difficili da sostenere». E infatti anche l’anno scorso, nonostante una prima compressione della durata, la festa ha chiuso in perdita, seppur lieve. Il colpo d’occhio, del resto, non mentiva: troppe le serate con partecipazione timida, i vecchi pienoni ormai dimenticati. E dietro c’è di tutto: il disamore del popolo della sinistra, la crisi economica che riduce i pasti fuori casa, una forma di aggregazione politica ormai legata ad altre stagioni.

Due le novità attese per la festa provinciale. Da una parte il calendario, perché si punta ad accorciare e ad anticipare a luglio. Dall’altra, appunto, la sede: se Suzzara è diventata troppo costosa (e per questo inadatta a una versione breve), le alternative al vaglio sono il Boschetto di Curtatone e le aree feste di Torriana e Rivalta.

L’esigenza di far quadrare i conti non si sfoga solo con il trasloco forzato della festa, ma anche con un nuovo intervento sul personale. Dopo anni di cassa integrazione e di part-time, il nodo viene al pettine e il Pd è costretto a licenziare: due delle quattro dipendenti dovranno lasciare gli uffici dell’Anconetta dal prossimo primo aprile. Nel bilancio del partito - fatturato attorno ai 530mila euro - le voci più importanti si sono tutte assottigliate: ricavi in calo dalle feste, dal tesseramento per l’emorragia di iscritti che colpisce Mantova come tutta Italia e dai contributi di parlamentari (pesa l’addio della Martelli), consiglieri regionali e giunta provinciale (lavora gratis).

Il risultato - dopo i tagli già a regime, l’affitto della sede rinegoziato al ribasso e la segreteria non retribuita - è che ora non resta che alleggerire il costo del personale: «È una decisione molto dolorosa - dice amara la Forattini - perché coinvolge persone che hanno lavorato una vita per il partito, ma purtroppo non abbiamo alternative. Proveremo ad aiutare in qualche modo le nostre dipendenti che dovranno lasciare il posto». Sullo sfondo resta il patrimonio immobiliare dei vecchi Ds e Margherita. Ma il proprietario, a partire dal parco La Quercia, è la fondazione: il partito è nudo.

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