Fretta, debolezze e penali: così è arrivato il via libera alla Domus

L'ex sindaco Sodano pur di togliere il cubo disse sì alla passeggiata. E si dichiarò entusiasta. Stop da Palazzi? Solo con almeno 100mila euro e col rischio di grane per la tutela

MANTOVA. La domus romana in piazza Sordello non piace, stona con il resto dei palazzi che vi si affacciano e dovrebbe essere eliminata. Questa l’opinione dei più. Ma come si è arrivati alla realizzazione della passeggiata archeologica? Cosa si è fatto per averla e cosa non si è fatto per trovare un’altra soluzione? Ricostruiamo l’accaduto, con una amara certezza: ora è difficile intervenire adesso per migliorare la situazione e, forse, si sarebbero dovuti battere i pugni sul tavolo quando si cominciò a discutere con la sovrintendenza del progetto del Politecnico. Ma non va scordato che già ai tempi del sindaco Brioni, quando i mosaici riemersero in seguito agli scavi di Tea, la sovrintendenza impose la loro musealizzazione. Non potevano essere spostati e così venne l’idea del cubo d’acciaio da porre a loro protezione. Era il marzo 2010 quando la struttura color cioccolato alta 4 metri venne eretta. L’amministrazione Brioni stava finendo il suo mandato e all’orizzonte si profilava quella guidata da Sodano che nel suo programma elettorale aveva la demolizione di quel brutto cubo, collocato proprio davanti alla questura.

Una volta in via Roma, Sodano si dà da fare per ottemperare alla sua promessa elettorale, ma quel cubo è duro da rimuovere. Ci prova già nel luglio 2010 a trattare con la sovrintendenza che però è irremovibile: i mosaici vanno protetti, semmai si può studiare qualcosa che vada oltre il cubo. Il Comune ripropone di rimuovere i mosaici e di collocarli nel museo archeologico oppure di coprirli con una semplice lastra di vetro come si è fatto nella vicina Verona, ma la sovrintendenza non ci sente. Allora si decide per il concorso di idee (2012) ma non si scelgono vincitori. Il tempo passa, le elezioni si avvicinano e Sodano accelera la demolizione del cubo. Nel gennaio 2014 il Politecnico presenta il suo progetto di passeggiata archeologica che riqualifica tutto il lato sud di piazza Sordello, sul quale si innesca una trattativa con la sovrintendenza che, dopo il via libera della giunta, porterà al suo ok nel marzo 2015, dopo aver concordato una perizia di variante in corso d’opera (verrà poi assunta il 4 agosto 2016 dall’amministrazione Palazzi con una determina dirigenziale). Nel maggio 2015 partono i lavori per la rimozione del cubo e in giugno, poco prima del ballottaggio, quelli per la passeggiata archeologica. Cosa avrebbe potuto fare Sodano? Secondo Fi, il suo stesso partito, avrebbe dovuto imporsi di più con la sovrintendenza, essere meno morbido hanno detto gli attuali consiglieri azzurri in una recente conferenza stampa. Fatto sta che il progetto del Politecnico aveva tutte le autorizzazioni.

La giunta Palazzi si insedia ai primi di luglio 2015; il 24 agosto il capo ufficio tecnico del Comune firma il contratto con la Edil One per i lavori della passeggiata archeologica, iniziati due mesi prima. Il 4 agosto arriva la perizia di variante che abbassa la copertura della domus ma innalza il muro che dà su via Tazzoli, concordata con la sovrintendenza. Cosa avrebbe potuto fare Palazzi di fronte ad una costruzione che mano a mano che cresceva assumeva i contorni di uno sfregio nei confronti di una delle più belle piazze del mondo? Avrebbe potuto utilizzare l’articolo 109 del codice degli appalti, recedere dal contratto con la Edil One, fermare i lavori per poi studiare una soluzione meno impattante. Avrebbe potuto farlo pagando i lavori già eseguiti e un decimo di quelli da fare (circa 100mila euro il decimo, più difficile quantificare quanto già stato realizzato). Si dice che l’amministrazione ci avesse pensato, salvo poi scartare l’ipotesi per una semplice ragione: la domus aveva tutte le autorizzazioni possibili e quindi non c’erano motivi per agire in autotutela (il codice degli appalti consente il recesso senza spiegarne le motivazioni, ma è meglio averne di solide).

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Non solo. Il codice degli appalti si intreccia con quello dei beni culturali che impone la tutela del patrimonio storico-artistico. E la sovrintendenza, non dimentichiamo, aveva imposto quel tipo di tutela. In pratica, il rischio per il Comune era di trovarsi i carabinieri del nucleo tutela del patrimonio artistico sull’uscio non appena il cantiere fosse stato bloccato, essendo ormai rimossa la protezione del cubo. Senza dimenticare che poteva aprirsi un contenzioso con la ditta e che ci si sarebbe potuti imbattere in una denuncia per danno erariale alla Corte dei Conti (di cui risponderebbero personalmente gli amministratori). E poi fermare il cantiere avrebbe significato lasciare un cratere in piazza Sordello (ce n’è già un altro nell’ex piazzale Mondadori), rifinanziare la nuova opera, rifare l’appalto e perdere altri anni.

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