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Domus e l’inutile concorso. Ecco i tre progetti scartati per piazza Sordello

Arrivarono ex aequo e furono giudicati non all’altezza dalla commissione I vincitori: «Visto cosa è stato realizzato, forse era il caso di considerarli»

di Monica Viviani
2 minuti di lettura

MANTOVA. I faldoni con le piantine e i rendering sono ancora tutti lì, in ricordo di un premio un po’ fine a se stesso: quel concorso di idee per la domus romana di piazza Sordello rimasto a prender polvere in un cassetto di via Roma. E chi 5 anni fa quel concorso lo vinse oggi non riesce a nascondere almeno un po’ di stupore davanti alla cosiddetta “passeggiata archeologica” da poco inaugurata. Come gli architetti Maurizio Bruni e Marco Poltronieri dello studio Archiofficina di Mantova: «Ci domandiamo solo - dicono - se non era il caso di prendere in considerazione i progetti che parteciparono a quel concorso».

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Già, il concorso. Era il maggio 2012 quando l’amministrazione Sodano pubblicò il bando per la “riqualificazione del lato sud di piazza Sordello finalizzata alla musealizzazione definitiva della domus romana”. La commissione giudicatrice era composta dai dirigenti comunali Carmine Mastromarino e Irma pagliari, Tatiana Kirilova Kirova dell'Università di Torino, Federico Bucci del Politecnico di Mantova, Mario Augusto Lolli Ghetti dirigente del ministero dei Beni Culturali. Tre i criteri di valutazione a punteggio per un massimo totale di 100 punti: la qualità della soluzione architettonica (relazione con il contesto urbano e uso dei materiali) valeva al massimo 50 punti, al massimo 25 per la qualità funzionale e impiantistica e altrettanti per “l’ottimizzazione di costi di realizzazione e minimizzazione dei costi di gestione e manutenzione”.

La posta in palio: 3mila euro al vincitore, 2mila per il secondo classificato, 1.500 per il terzo. Essendo un concorso di idee non c’era alcun vincolo di appalto per il Comune che comunque aveva già messo a bilancio 650mila euro proprio per la sistemazione del lato corto di piazza Sordello.

Ed eccoci al 9 novembre 2012 quando venne rese pubblica la graduatoria finale con un’aggiunta che faceva forse già capire come sarebbe andata a finire: «La commissione giudicatrice - si leggeva - è giunta alla conclusione che nessun progettista abbia risposto con piena soddisfazione alle richieste del bandi di gara e, pertanto, pur apprezzando la qualità delle soluzioni progettuali proposte e l’impegno profuso, ha deciso di procedere all’aggiudicazione di tre terzi premi ex aequo».

Con 60 punti pari merito, i progetti “meritevoli ma non abbanstanza” erano quelli dello studio Archiofficina di Mantova, di un gruppo di progettisti reggiani e modenesi (Maurizio Zamboni, Andrea Zamboni, Doriano Torreggiani, Enrico Previdi e Riccardo Fontana), e di un raggruppamento genovese formato da Alessandro Marrè Brunenghi, Gabriele Pisani, Nicola Pisani, Nicola Valentino Canessa e Paolo Andrea Raffetto.

Come si può notare nei rendering lo studio mantovano puntò sull’uso di ciottoli per rivestire una sorta di lembo della piazza che si sollevava a svelare i mosaici. Tema del lembo che tornava anche negli altri due progetti con il chiaro scopo, si legge nelle descrizioni allegate dagli architetti, di creare strutture non invasive e integrate con il contesto. Eppure secondo i giurati, come spiegò Bucci due anni dopo in un’intervista alla Gazzetta, «nessuno aveva rispettato l’idea fondamentale che era quella di non costruire niente».

Guardando la passeggiata poi realizzata viene da chiedersi se quell’idea sia rimasta fondamentale.

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