«Una scultura in piazza. Così la domus piacerà»

La Ferro del Politecnico respinge la pioggia di critiche alla sua idea e rilancia: «Sarei intervenuta già dal voltone. Ora un’opera moderna per arredare l’area»

MANTOVA. «Una preghiera. Non chiamatemi progettista perché non lo sono non avendo ricevuto alcun incarico dal Comune. Ho avuto l’idea della domus, ma poi l’abbiamo porta avanti tutti insieme, e cioè Comune, che è il committente, sovrintendenza e progettisti incaricati».

Luisa Ferro, docente di composizione architettonica e urbana al Politecnico di Milano, respinge le accuse di cui è stata oggetto in queste settimane, dopo che è stata disvelata la «passaggiata archeologica» che ha la funzione di proteggere e valorizzare i mosaici romani emersi in piazza Sordello. «Io non sono il progettista - insiste - ho avuto una sorta di consulenza e ho fatto uno studio di fattibilità che ho poi dato al Comune. Poi Comune e sovrintendenza erano liberi di fare quello che volevano. Di certo non rinnego la mia idea; anzi, sono onorata di averla portata avanti. E ho avuto grandi apprezzamenti dai miei studenti di Mantova che mi hanno telefonato per dirmi che quello realizzato in piazza Sordello è piaciuto molto».

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Non è così per la maggior parte della città e degli studiosi d’arte che ritengono quella struttura un pugno nell’occhio. La Ferro non è d’accordo: «Sono pochi quelli a cui non piace la domus. Anzi, vedrete che poi vi piacerà. Il diverso dà fastidio e l’antico è diverso: io l’ho assecondato e valorizzato. E non mi metta al singolare perché poi l’abbiamo deciso tutti insieme, il gruppo di lavoro».

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Al punto in cui si è arrivati verrebbe da chiedere all’esperto se magari non si possa fare qualcosa per mitigare l’impatto della domus su una delle piazze più belle del mondo. «Non credo che si possa cambiare» dice; però, qualche suggerimento ai mantovani lo dà. Il primo: «Chiamate un grande scultore per far mettere un’opera d’arte nella piazza, vicino alla domus. È come se uno avesse la casa e cominciasse ad arredarla». Il secondo: «Non cedete a chi vuole mettere in piazza Sordello delle piantine, dei giochi d’acqua o altro: Disneyland la facciamo da un’altra parte».

Insistiamo a punzecchiare. Quella struttura piace poco ai mantovani: «Non è questione di piacere o non piacere. Io vengo a casa sua che l’ha arredata spendendo tanti soldi e non mi piace. Io sono partita dal presupposto di far vedere quello che c’era sottoterra, reperti di grande valore storico, e valorizzarlo; non ho fatto altro che assecondare la domus che c’è sotto e ho avuto questa idea». Che non è piaciuta nemmeno a Sgarbi che, fosse per lui, userebbe la ruspa...

«È un bravo critico d’arte - risponde la Ferro - ma è anche quello che sostiene che le piazze sono immobili, mentre non c’è niente di immobile nella vita. Chi parla di impatto rifiuta l’antico che per anni è stata l’ispirazione di Mantova, non vedo perché lo si debba negare. Chi dice che la passeggiata archeologica è brutta rifiuta il fatto che sotto la piazza vi siano altre domus, altri ruderi di cui si è persa la memoria. Noi invece l’abbiamo recuperata. È venuto fuori quell’antico che i Gonzaga non avevano ma che amavano». Non possiamo fare a meno di chiedere alla Ferro se quella realizzata è proprio la sua idea.

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«Io avevo proposto di modificare anche l’acciottolato dal voltone di San Pietro, ma il Comune non aveva più soldi. L’ispirazione iniziale era chiara, poi ci sono state chieste delle modifiche». E si è intervenuti sul tetto e sul muro che dà su via Tazzoli: «Abbiamo abbassato la copertura dopo che abbiamo trovato sul mercato un legno lamellare che abbiamo sperimentato per la prima volta noi; con il livello della piazza abbiamo dovuto alzare il muro di 15 centimetri solo per riallinearci alla figura centrale che si era abbassata. E poi, per il muro emerso durante i lavori ci siamo dovuti abbassare di qualche centimetro».

E chiude: «È stato il gruppo, che io coordinavo, a portar avanti la mia idea. Comune e sovrintendenza erano liberi di fare quello che volevano. Io non avevo l’incarico dei progetti esecutivi. Hanno deciso che era logico fare un intervento simile e tutti insieme l’abbiamo portato avanti. Amo Mantova, non avrei mai potuto rovinarla».

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