Oncologia, Gallera attacca la Lorenzin: «Dichiarazioni assurde»

L’assessore regionale Gallera insieme al manager del Poma Luca Stucchi

L’assessore regionale al Welfare: «È sconcertante, contraddice il suo stesso ministero, al Poma cure appropriate a tutti, quelle terapie sono previste dalle linee guida»

MANTOVA. «Dichiarazioni sconcertanti, contraddittorie e stupefacenti». È scontro aperto tra Regione Lombardia e Ministero della Salute.

Il giorno dopo l’affondo del la Lorenzin alla Camera sulle terapie oncologiche ritenute fuori dalle linee guida e portate avanti al Poma nel 2014, l’assessore regionale al Welfare, Giulio Gallera, parte in quarta per smentire il titolare del dicastero della Salute.

«Le dichiarazioni del ministro Lorenzin in merito all’inappropriatezza delle procedure oncologiche applicate all'ospedale Carlo Poma di Mantova perché “fuori dalle linee guida nazionali e internazionali” – scrive Gallera in una nota – sono assolutamente sconcertanti e contraddicono quanto previsto dallo stesso ministero e dall'Associazione Italiana di Oncologia Medica». Il reparto di oncologia di Mantova, sottolinea ancora l’assessore regionale, «ha fornito cure appropriate a tutti coloro che ne avevano bisogno. I recenti audit che hanno valutato le pratiche assistenziali della oncologia di Mantova, presieduti da autorità scientifiche nella materia, non hanno infatti riscontrato comportamenti inidonei dopo aver analizzato cartelle cliniche e protocolli adottati. Gli specialisti coinvolti non hanno trovato nulla da eccepire rispetto alle terapie locoregionali somministrate».

Ma Gallera va oltre e ricorda che finora, da quanto emerso da tutte le indagini svolte sino a questo momento dall’azienda ospedaliera, da Regione Lombardia e dal Ministero, non si sono mai avute notizie che lasciassero pensare ad un utilizzo inappropriato di farmaci e terapie oncologiche o un utilizzo fuori dalle linee guida nazionali e internazionali.

«In particolare – sottolinea l’assessore – le dichiarazioni del ministro in merito al fatto che le “vigenti linee guida nazionali dell'associazione Italiana di Oncologia Medica e quelle internazionali non considerano la terapia locoregionale uno standard terapeutico in alcuna fase della malattia” sono assolutamente contraddittorie con quanto dichiarato dall’Aiom e dallo stesso ministero».

«La terapia locoregionale – spiega Gallera – è prevista dalle linee guida della Rete Oncologica Lombarda (Rol) e dalle linee guida della Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom). La terapia locoregionale e in particolare la chemioembolizzazione è prevista anche dal Ministero della Salute. Sul sito del Ministero si legge infatti che in relazione al tumore del Fegato “Nei casi in cui il tumore è in fase avanzata le opzioni disponibili sono: la chemioterapia, una delle forme di chemioterapia più impiegata nel caso di cancro al fegato è la chemioembolizzazione epatica (in sigla Tace)”».

«I trattamenti locoregionali – continua l’assessore regionale al Welfare – rientrano nelle linee guida come prima scelta per alcune tipologie di tumori mentre per altre tipologie rappresentano per il paziente una opportunità aggiuntiva. I protocolli adottati nell’oncologia di Mantova per ogni fase della malattia tumorale pancreatica prevedono una terapia standard (che fa riferimento alle linee guida Aiom) ed un trattamento individualizzato in cui rientrano le terapie locoregionali: questo a fronte del fallimento della procedure standard o di risultati non soddisfacenti dal punto di vista clinico, ma anche della qualità della vita del paziente».

Per ultimo l’assessore regionale ricorda che nella relazione che lo stesso Ministero della Salute ha inviato lo scorso 9 novembre al termine del sopralluogo effettuato nel reparto del Poma, non compare alcun riferimento alla somministrazione dei farmaci per via locoregionale, ma solo delle raccomandazioni di carattere gestionale per migliorare il clima lavorativo all'interno della struttura.

La guida allo shopping del Gruppo Gedi