Mantova, la Procura allunga l’indagine sul caso oncologia: altri 6 mesi

I difensori del primario Cantore: «Siamo in difficoltà, ci servono le cartelle sanitarie da affidare al nostro consulente»

MANTOVA. Tutti spiazzati. Il giorno dopo le dichiarazioni alla Camera del ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, in risposta al question time del deputato M5S Alberto Zolezzi, il sentimento comune e generalizzato è di grande stupore. Il ministro, citando fonti dell’Agenzia del farmaco e dell’Istituto superiore di Sanità, ha sottolineato che al momento non ci sono evidenze scientifiche che giustifichino le terapie oncologiche locoregionali condotte al Poma nel 2014 e che quindi sono fuori dalle linee guida. Alla vicenda Oncologia, che vede al centro contestazioni su protocolli terapeutici e uso di farmaci mosse da due dottoresse al loro primario, si aggiunge un altro importante tassello, in netto contrasto con quanto finora emerso da precedenti indagini amministrative.

PROROGA DELL’INCHIESTA

Sul piatto al momento ci sono due audit tecnico-scientifici commissionati da Poma e Regione che hanno assolto l’operato del primario Cantore, un’ispezione ministeriale che ha dato ragione alle due oncologhe “dissidenti” e un’inchiesta penale della Procura di Mantova tuttora aperta. La partita si gioca su tre tavoli diversi, anche se l’ultima parola spetterà agli uffici giudiziari di via Poma. E proprio ieri dalla Procura si è appreso che il pubblico ministero che sta indagando ha chiesto un’ulteriore proroga di sei mesi, facendo intuire che l’inchiesta sarà chiusa entro l’anno.

TUTTI STUPITI

Dopo la risposte della Lorenzin è sorpreso l’assessore regionale al Welfare, Giulio Gallera, che si è detto «stupito e incredulo» da quanto riferito dal titolare del dicastero della Salute, è spiazzato uno degli avvocati difensori del primario Maurizio Cantore, Sergio Genovesi, che ha già richiesto ufficialmente i verbali dell’interrogazione alla Camera per avere maggiori chiarimenti su quanto dichiarato dal ministro Lorenzin, e sono probabilmente sobbalzate sulla seggiola anche le due oncologhe del Poma entrate in conflitto con il loro primario, che nel corso degli ultimi mesi si sono viste smontare le contestazioni sulla base delle due indagini affidate a specialisti del settore.

SOLIDARIETA’

Ieri mattina le due dottoresse, dopo la lettura dei giornali, sono state tempestate di telefonate da parte di pazienti e loro famigliari che hanno manifestato solidarietà e vicinanza. «Quello che abbiamo letto sulla Gazzetta – sottolinea il marito di una paziente oncologica – ci dà nuova speranza. Adesso speriamo che la Procura faccia il suo corso e che le indagini possano avere un esito che si traduca in una definitiva distensione. C’è bisogno di un ritorno alla serenità e di un rinnovato rapporto di fiducia tra medici e pazienti. Noi abbiamo sempre detto che le due dottoresse sono i nostri angeli custodi. Sono persone speciali che oltre a curare le persone con le medicine le curano anche rispettando la loro dignità». «Oggi sono felice – replica il marito di un’altra malata oncologica – perché finalmente sta venendo a galla un’altra verità è cioè che c’è stato un periodo in cui i pazienti venivano affidati subito alle cure palliative senza seguire le linee guida. Io l’avevo capito per tempo e per questo ho deciso di portare mia moglie a farsi curare in un altro ospedale».

DIFESA ALL’ATTACCO

E se la Procura continua a restare molto abbottonata sui risvolti dell’indagine, ha invece voglia di dire la sua uno dei difensori del primario.

«Questa mattina siamo rimasti molto sorpresi – sottolinea l’avvocato Sergio Genovesi – dopo aver letto le dichiarazioni del ministro Lorenzin. Noi non abbiamo i verbali del question time alla Camera e per questo li abbiamo richiesti in sede di investigazione difensive. Certo quanto detto dal ministro ci spiazza parecchio rispetto alle informazione che avevamo in mano fino a questo momento».

Poi un appunto rivolto alla Procura: «Ancora una volta ci è stato negato l’accesso alle cartelle cliniche oggetto dell’indagine per farle studiare ad un nostro consulente. Le abbiamo chieste anche al Poma e la risposta è stata negativa. Sappiamo che la Procura ha incaricato un consulente di parte e la morale che tutti hanno questi documenti tranne noi della difesa. E la cosa ci lascia un po’ sorpresi, perché questa inchiesta è molto complessa e molto tecnica e si gioca praticamente sulle consulenze di specialisti».

ALTRA INTERROGAZIONE

«Sto depositando un'interrogazione per chiedere all'assessore Gallera di fare chiarezza – fa sapere il consigliere regionale di M5S, Andrea Fiasconaro – perché al netto dell’indagine che sta svolgendo la Procura, risulta evidente la differenza fra le conclusioni a cui sono arrivati gli audit interni del Poma, quello regionale e l'ispezione ministeriale rispetto alla risposta di ieri del ministro Lorenzin, che sulle terapie locoregionali è stata inequivocabile, mentre la questione non è mai stata così chiaramente affrontata nelle conclusioni degli altri audit».

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