Alla Belleli è già sciopero: «Sicurezza a rischio e sindacato umiliato»

Mauro Mantovanelli e Marco Grendene (Fiom) mostrano le tute bruciate (nei riquadri i particolari) (foto Saccani)

«Tute che si bruciano, trasferte non chiare e clima di paura». Stop di un’ora e degli straordinari. Carra chiama il prefetto

MANTOVA. È già sciopero. Luna di miele finita in via Taliercio ad appena sette mesi dall’ingresso nell’orbita Tosto di Belleli Energy Cpe. Sul piatto della protesta sindacati e lavoratori mettono i rischi per la sicurezza a Mantova come durante le trasferte nello stabilimento del gruppo a Chieti, il trasferimento della sala sindacale lontano dagli operai e un «clima di paura». In cima a tutto: «Una politica aziendale che prevede la totale mancanza di relazioni sindacali in generale ma anche e soprattutto di quelle previste dal contratto nazionale».

Mantova, alla Belleli è già protesta: "Sicurezza a rischio"

SCIOPERO CON PRESIDIO. Votato il 10 febbraio dalle assemblee dei lavoratori e proclamato dalle segreterire provinciali di Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm Uil insieme alle rsu, lo sciopero vuole «sollecitare - dicono - una discussione su tutti i temi e i problemi segnalati in questi mesi dalle assemblee dei lavoratori senza ricevere alcuna risposta». Partito con un’ora di stop su ogni turno di lavoro, oggi 11 e domani 12 febbraio riguarderà il blocco dello straordinario. Intanto questa mattina alle 5 un presidio è stato allestito all’ingresso dello stabilimento. «Dopo 50 anni di storia sindacale in Belleli crediamo di poter stilare un primo bilancio, dal punto di vista delle assemblee, di quella che è stata definita la Belleli 3.0»: il segretario Fiom Mauro Mantovanelli chiarisce subito che «non abbiamo mai voluto aprire un conflitto di principio» ma ormai sono mesi che aspettano chiarimenti che non arrivano.

«RELAZIONI SINDACALI NULLE». Un solo incontro in sette mesi, durato un’ora e in portineria: tutto qui, riferisce Mantovanelli. «Sanno che c’è il sindacato solo perché è previsto dalla Costituzione, ma ci considerano un soprammobile - prosegue il sindacalista - Chiediamo che ci siano le relazioni previste dal contratto nazionale e obbligatorie. Durante l’assemblea dei lavoratori del 25 gennaio sono state sollevate alcune problematiche e abbiamo quindi chiesto un incontro urgente con l’azienda per affrontarle. Non hanno ancora risposto». Ecco i problemi sollevati dagli operai.

«LE TUTE SI BRUCIANO». Qualcuno le ha lasciate davanti alla sala sindacale «a testimonianza di quanto abbiamo inutilmente fatto presente all’azienda». Sono alcune delle nuove tute da lavoro in dotazione: bucate e bruciate in più punti. «Sono in cotone ma non trattate come facevamo già da 15 anni per evitare che prendessero fuoco, i dispositivi di sicurezza come grembiule e ghette in cuoio non bastano a proteggerle dalle scintille». E le scintille nei capannoni Belleli non mancano. La segnalazione ad azienda e Ats è del 28 gennaio: «La produzione ha risposto per iscritto definendola pretestuosa e negando il problema». Sul fronte sicurezza lamentano anche la mancata consultazione delle Rls (i delegati dei lavoratori per la sicurezza in fabbrica) sul cambio del medico aziendale.

TRASFERTE E SICUREZZA. «Da mesi aspettiamo chiarimenti, previsti dal contratto, sul futuro produttivo dello stabilimento e sulle sinergie tra Mantova e Chieti per capire le esigenze tecniche, produttive e organizzative delle numerose trasferte di questi mesi dei lavoratori e per segnalare le precarie condizioni logistiche e di sicurezza riscontrate a Chieti». L’azienda sostiene che le trasferte siano su base volontaria e anche molto richieste dai dipendenti, i sindacati raccontano un’altra storia e di voler evitare che siano usate «a fini di pressione».

Dagli aspiratori alle mascherine passando per gli alloggi riservati agli operai durante le due settimane di “prestito” abruzzese: «Non vogliono parlarne con noi? Disponibili a un incontro pubblico alla presenza del prefetto. Mantova non è Chieti».

«L’ULTIMA UMILIAZIONE». L’hanno definito così il trasloco forzato della sala per le attività sindacali comunicato dall’azienda per iscritto il 4 novembre scorso. «Da 30 anni siamo ai cancelli di uscita, punto di riferimento strategico per i lavoratori, ora vogliono trasferirci nella palazzina degli uffici lontano dagli operai. È una scelta politica che devono discutere con noi, altrimenti ci incateniamo».

CARRA: TAVOLO DAL PREFETTO. A sostegno dei lavoratori si schiera il parlamentare del Pd Marco Carra che invita il prefetto a convocare un tavolo con le rappresentanze sociali, economiche ed istituzionali. «Condivido le ragioni della loro mobilitazione. Su temi come la sicurezza dei luoghi di lavoro e il rispetto delle relazioni sindacali non si può scherzare - dice il deputato - Da ultimo esprimo il mio rammarico per l'atteggiamento troppo timido da parte del Ministero dello sviluppo economico. Auspico che anche su questo versante si possa recuperare terreno di iniziativa».

L'AD NEGA TUTTO. «Le sembra una notizia da pubblicare invece di raccontare il mondo produttivo?» La telefonata con l’ad di Belleli Energy Paolo Fedeli non inizia nel migliore dei modi, poi i toni cambiano e arriva la smentita al sindacato. «Li ho incontrati a dicembre per illustrare il budget destinato alle migliorie dei macchinari. Io ogni mese mi siedo con i lavoratori per spiegare strategie, progetti, carichi di lavoro. Sulla sicurezza abbiamo un’interlocuzione continua. Non mi risulta ci siano problemi con le tute, sono certificate. Dall’inizio abbiamo fatto uno sforzo di trasparenza e abbiamo garantito la continuità aziendale. Le trasferte sono su base volontaria e ci sono anche decine di lavoratori in trasferta a Mantova da Chieti. L’azienda rispetta la legge e il contratto nazionale, stiamo anche assumendo: non so proprio cosa dobbiamo fare di più. Capisco se ci fossero problemi di cassa o di continuità aziendale. Bisogna decidere se quello dei sindacati è un discorso politico o di merito, a me non sembra di merito»

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