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Classifica degli stipendi: Mantova a 29mila euro

Secondo JobPricing la nostra provincia ha scalato otto posizioni: ora è 21esima. Ma la Cgil: «L’analisi non tiene conto dei precari, la generazione 500 euro»

di Igor Cipollina
2 minuti di lettura
(ansa)

MANTOVA. Portafogli più pesanti e sorrisi più larghi, il sollievo di chi si è lasciato il peggio alle spalle. La buona notizia è che la classifica retributiva delle province italiane, stilata dall’osservatorio JobPricing, colloca Mantova al ventunesimo posto, con un balzo di otto posizioni rispetto al 2015. Tradotto in soldoni, nel 2016 i lavoratori mantovani hanno guadagnato in media 29.504 euro, contro i 28.546 dell’anno precedente. Una crescita comune a tutto lo Stivale, che in dodici mesi ha allungato il passo e guadagnato in media più di 500 euro sulla retribuzione annua lorda (il rapporto è di 29.176 euro a 28.653). Il resto dell’analisi compone una fotografia già vista, con il sud che arranca al traino di un nord più robusto e vivace, dove la Lombardia si conferma locomotiva con una retribuzione annua lorda di 31.542 euro (a impennare la media è Milano con i suoi 34.414 euro). Morale, a parità di qualifica, inquadramento, contratto, al settentrione si continua a guadagnare di più, ma qualcosa comincia a muoversi anche altrove (Toscana, Sardegna, Campania).

Mantova? Se la passa bene, oltre ad aver scalato otto posizioni nella classifica nazionale è quarta in Lombardia, dove nel 2015 inseguiva le altre province all’ottavo posto. E pazienza se le nostre “vicine” d’oltre regione – Verona, Reggio Emilia, Modena, Parma – fanno ancora meglio di noi. Tutto a posto, quindi? Non per il segretario generale della Cgil Mantova, Daniele Soffiati, che invita a una lettura più analitica e approfondita dei dati. «Va bene, siamo al ventunesimo posto, ma la classifica riguarda soltanto il lavoro dipendente ed esclude tutto l’ambito degli atipici». L’esercito dei voucheristi, delle partite iva “cosmetiche”, dei tirocini in mala fede, delle collaborazioni a singhiozzo. In una formula, la galassia dei precari dove galleggia una larghissima fetta di under 35.

Difficile calcolare la retribuzione di questi lavoratori a intermittenza, sei anni fa ci aveva provato l’Associazione artigiani e piccole imprese Cgia di Mestre, sempre generosa di ricerche, cifre e statistiche: l’asticella si era fermata a 836 euro mensili. Ma correva il 2011 e i voucher non erano ancora esplosi a drogare definitivamente il mercato del lavoro. La cifra va quindi rivista al ribasso: «Se dieci anni fa si parlava di “generazione mille euro”, dall’omonimo romanzo ispirato a un’inchiesta del quotidiano spagnolo El País, oggi potremmo ribattezzarla “generazione cinque/seicento euro” – osserva Soffiati – Oggi mille euro al mese sono un miraggio».

Ma anche a voler restare nel perimetro del lavoro dipendente, incrociando la classifica retributiva delle province italiane con la panoramica sui salari italiani (elaborata sempre dall’Osservatorio JobPricing) si riesce a dare più spessore ai numeri, a metterli in relazione e prospettiva. Punto primo, una retribuzione annua lorda di 29.504 euro equivale a uno stipendio netto mensile di circa 1.600 euro (poco meno): «Ma in questo dato c’è dentro di tutto – avverte il segretario della Cgil, sfogliando la panoramica sui salari – si va dal dirigente che guadagna 104.060 euro all’operaio che in media ne prende 25.020 euro, passando per i quadri (54.713) e gli impiegati (32.014). È chiaro che ci sono più operai che dirigenti, ma le retribuzioni dei vertici aziendali muovono la media». Che poi, a ben guardare, c’è poco da stare allegri, anche a livello nazionale: tra i 15 paesi della zona Euro ci collochiamo al 9 posto per retribuzioni medie. Poveri italiani.

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