Ue-Canada, allerta per le pere

Il consorzio: «Export limitato, ma rischio intasamento dei mercati»

MANTOVA. L’accordo commerciale tra Ue e Canada, il Ceta ratificato il 15 febbraio dal Parlamento europeo, non piace a Coldiretti Lombardia: secondo l’organizzazione manca la tutela su gran parte dei prodotti italiani registrati come Dop e Igp e tra questi c’è anche la pera mantovana Igp. «L’accordo ci può penalizzare indirettamente sul mercato europeo» spiega il fondatore del consorzio Perwiva Nunzio Gennari. «Mentre noi ci rimettiamo in ogni senso - aggiunge Ettore Prandini, presidente di Coldiretti Lombardia - offriamo un mercato da oltre 700 milioni di persone contro il loro che è di appena 20 milioni e in più togliamo tutte quelle barriere anche sulle sicurezza alimentare che fino ad oggi stanno tutelando i nostri consumatori. Viene sancito il principio che per definire un prodotto made in Italy non serve più la materia prima italiana ma basterà impacchettarlo in Italia».

Gli fa eco l'avvocato alimentarista Dario Dongo, fondatore di Great italian food trade, portale dedicato all’agroalimentare italiano: «La situazione è grave soprattutto per le indicazioni geografiche registrate in Ue ma non riconosciute nel Ceta che sono 13 solo in Lombardia. Tra esse figura anche la pera mantovana igp».

«Noi esportiamo in Canda, ma in quantità esigue - dicono dal consorzio Perwiva - quindi l’accordo non ci tocca più di tanto in questo senso. Ma il problema è un altro, se i grossi importatori non riescono più a esportare su quel mercato, il loro prodotto sarà riversato sul mercato europeo dove siamo forti e quindi andrà a occupare le nostre quote di mercato».

«Ormai sui mercati tutto quello che succede ha delle ricadute anche in modo indiretto a livello globale», spiegano il direttore del consorzio Gabriele Marchini e il presidente Gennari. Le pere prodotte nella zona Igp della provincia di Mantova sono circa 160mila quintali ogni anno, mentre la cooperativa Corma di San Giovanni del Dosso, l’unica azienda che ha il certificato per commercializzarle come igp, ne produce intorno a 100mila quintali per un volume d’affari di 6 milioni di euro l’anno. Gli associati al consorzio sono circa 160.

 

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