Fava: «Subito un tavolo d’emergenza»

L'affollata assemblea di Acquanegra alla quale ha partecipato l'assessore regionale Fava

L’assessore regionale: «Basta attese, c’è da spendere un milione non usato per il randagismo. Ma il governo non vuole»

MANTOVA. Crescita della popolazione delle nutrie e difficoltà economiche legate al reperimento delle risorse per i piani di contenimento. L’assessore regionale all’Agricoltura Gianni Fava lancia nuovamente l’appello: «Regione Lombardia è pronta a convocare un tavolo di emergenza sulle nutrie – ha detto l’altra sera ad Acquanegra sul Chiese – e mi coordinerò con il collega Giulio Gallera, perché la competenza sui servizi veterinari è sua. In tutto il territorio le situazioni più difficili sono nell’area fra Mantova e Cremona, e dunque la priorità sarà per il territorio dell’Ats Valpadana, con tutti i sindaci e gli enti locali chiamati ad assumersi le responsabilità di un’azione congiunta, immediata ed efficace».

La serata, coordinata dal sindaco Monica De Pieri ed alla quale ha preso parte anche il vicepresidente provinciale Alberto Borsari, è caduta a un anno dalla riattivazione dei piani di contenimento, il cui bilancio però è ancora sotto il segno negativo. Delle 90mila nutrie che si dovevano catturare, ne sono state prese solo 20mila. Una cifra insufficiente per garantire il contenimento della specie invasiva la cui prolificità, unita alla mancanza di competitori naturali, fa letteralmente esplodere la popolazione, se non si attuano misure drastiche di abbattimento. Già nel 2014, uno dei maggiori esperti del settore, il professor Claudio Prigioni dell’Università di Pavia, ammetteva che le percentuali di cattura, stimate nel 18% degli esemplari, «non hanno alcuna incidenza sull’incremento annuo della popolazione che può essere ben superiore al raddoppio ogni anno». È quanto successo fra 2014 e 2015 per il blocco dei piani di cattura. Le nutrie, 170mila nel Mantovano nel 2014, anno dell’ultimo censimento, sono passate a 350mila nel 2015 (stima) e a 400mila lo scorso anno, sempre secondo stime prudenziali.

Fava, in un teatro comunale gremito, ha condiviso le preoccupazioni: «Un problema non solo per gli agricoltori, ma anche di tipo sociale, sanitario, di tenuta idraulica e di sicurezza stradale».

Già ieri Fava ha chiesto al collega Massimo Garavaglia, assessore regionale all’Economia, la disponibilità di fondi per contrastare il fenomeno. «Perché non c’è più tempo di aspettare» ha sottolineato, e i fondi ci sono. «Avevamo già ipotizzato di dirottare un milione di euro di risorse regionali dal fondo per il randagismo, per il quale ci sono più soldi disponibili rispetto all’effettivo utilizzo - ha ricordato l’assessore -. Ma il ministro della Salute Lorenzin, invece, non ha acconsentito». Un’azione inspiegabile, secondo Fava, se non con la volontà politica del governo di mettere i pali fra le ruote alla Lombardia. Da qui la richiesta a tutte le parti politiche di «fare un’azione di lobby sul ministro della Salute, in modo che reperisca fondi o ci consenta di usare i fondi per il randagismo, come proposto da Palazzo Lombardia. Allo stesso tempo, bisognerà individuare linee di intervento condivise e attuabili al tavolo di emergenza che la Regione convocherà».

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