Veleni dell’ex discarica: presto i nuovi rilevatori

Saranno installati a monte del sito inquinato della Cavallara. Il sindaco: «Così sapremo come intervenire e chi dovrà accollarsi le spese»

MONZAMBANO. In una riunione a Monzambano sono stati analizzati i dati emersi dai rilievi sul sito dell'ex discarica della Cavallara che evidenziano un preoccupante avvelenamento delle falde acquifere. Un incontro a cui, presenti il sindaco Giorgio Cappa e l'assessore Raja, hanno partecipato rappresentanti di Arpa, Ats, Provincia e Consorzio di Bonifica. Tutto nasce dai lavori di scavo eseguiti dalla Snam nel 2014. L'enorme scavo, che coinvolse gran parte del distretto collinare per la posa dei tubi del metanodotto, portò in superficie tonnellate di rifiuti interrati fino agli inizi degli anni '80. Portati a Mariana Mantovana, Regione Lombardia chiese all’Arpa di verificare la qualità delle acque monitorando tutti i pozzi della Cavallara. In quell'occasione Arpa posizionò i rilevatori, non solo nel sito dell'ex discarica, ma anche in tutto l'Alto Mantovano per un'indagine capillare sul territorio.

«Per Monzambano – ha spiegato Cappa – sono stati rilevati valori notevolmente più alti di inquinanti rispetto alla tolleranza consentita». Le prime ricerche, suddivise in tre campagne di monitoraggio nell'ambito del Progetto Plumes finanziato dalla Regione, hanno rinvenuto la presenza di metalli e solventi nelle acque sotterranee. Dalla relazione di Arpa è emerso che i piezometri, piazzati a valle della discarica, hanno trovato nella falda profonda la presenza di arsenico, ferro e manganese superiori ai limiti di legge e di diclorobenzene in concentrazioni appena sopra il limite. Mentre in quella superficiale le sostanze inquinanti sono tutte sotto i valori limite.

Di qui la decisione: Arpa chiederà l'installazione di nuovi rilevatori, stavolta però da collocare a monte del sito per appurare se la presenza di inquinanti derivi dalla discarica o se le concentrazioni rilevate siano da imputare al fondo naturale o a una contaminazione diffusa. La situazione tormenta non poco l'amministrazione del centro collinare. «Una volta che la situazione sarà definita i problemi saranno importanti – ha osservato Cappa – a quel punto si dovrà capire come intervenire e chi si accollerà le spese». Ma la questione pone un altro risvolto. «Al primo rilevamento di settembre – ha proseguito – Arpa avanzò la richiesta di sospendere l’irrigazione su quel terreno per non permettere agli inquinanti di penetrare la falda. Ma eravamo già a fine stagione e dopo 15 giorni il consorzio avrebbe chiuso l'acqua. Sarebbe stata una manovra inutile soprattutto a precipitazioni già avvenute». Ora, alla vigilia della nuova stagione agricola, il caso si ripresenta. Il sindaco ha assicurato che il pressing del Comune continuerà perché, «non appena avremo dati certi vaglieremo le risposte opportune per tutelare la salute dei nostri cittadini».

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