Aggredita dall'ex: in gioco c’era la figlia. E lui voleva uccidere

La donna accoltellata dall’ex compagno è ancora grave in rianimazione. Aveva chiesto l’affido della piccola. Lui è in arresto per tentato omicidio 

MANTOVA. Nessuno è stato ancora in grado di raccontare cosa sia accaduto con precisione in quegli attimi drammatici e concitati. Non lei, Francesca Cadioli, 33 anni, ricoverata in rianimazione dopo che i chirurghi del Poma le hanno estratto il coltellaccio che l’ex compagno le ha piantato nella fronte, appena sopra l’occhio destro. Non lui, Konstantin Kossivtsov, muratore russo di 38 anni che subito dopo il gesto brutale si è autoinflitto qualche ferita al petto e ai polsi in una sorta di suicidio dimostrativo ed è a sua volta ricoverato al Poma.

Francesca Cadioli

Konstantin Kossivtsov

Mentre gli investigatori della squadra mobile scavano nelle pieghe del dramma accaduto mercoledì nel tardo pomeriggio nella casa a due piani di viale dei Caduti, nel quartiere di Frassine, si comincia a dipanare la matassa del movente. Francesca aveva deciso di troncare per sempre con il padre della sua bambina, con cui da anni aveva una relazione tribolata. Al punto da avviare le pratiche per l’affidamento della piccola, che a maggio compirà due anni. L’idea di non poter più mettere piede in casa e di essere escluso dalla vita di Francesca e della figlia: questo, assieme a una personalità violenta e imprevedibile, ha armato la mano di Konstantin Kossivtsov, ora piantonato all’ospedale in stato di arresto per tentato omicidio.


«Tra loro c’erano state altre separazioni che si erano concluse con un ricongiungimento – spiega un’amica di Francesca – lui spesso alzava la voce ma non mi risulta che le abbia mai messo le mani addosso. Francesca gli ha sempre voluto bene, sperava di poterlo riscattare. Lui ha dei problemi, beve, è cresciuto senza un padre. E lei credeva di essere la persona che gli avrebbe messo la testa a posto. Francesca è buona, generosa e paziente. Anche troppo. Ma non è riuscita a fare di quell’uomo una persona a posto. La loro è stata una storia complicata... alla fine lei ha deciso di chiuderla e questo è il risultato».

Era dai primi di dicembre che Francesca abitava sola con la figlia al primo piano della casa a due piani di viale dei Caduti, proprietà di famiglia, dove un paio di anni fa si era trasferita assieme a Kossivtsov. È stato l’ex compagno a lasciarla in prima battuta. «Non ce la faccio più a stare qui» aveva detto sbattendosi la porta alle spalle. Poi, passate alcune settimane, era tornato come altre volte. «Sarò bravo, vedrai...» diceva riguardo al bere e alle tante grane con la giustizia avute in passato. Stavolta però, Francesca era ferma nelle sue decisioni: per l’ex compagno in quella casa non c’era più posto.


Così Kossivtsov, un passato da muratore – qualcuno lo definisce un gran lavoratore – e un presente di piccoli lavori saltuari sempre nel campo dell’edilizia, avrebbe giocato la carta dell’ultimo appuntamento: «Vengo a prendere le mie cose e a salutare mia figlia» ha detto nella telefonata a Francesca, qualche ora prima della bestiale aggressione. Ma a quell’appuntamento è andato – a quanto pare, ma saranno le indagini in corso a doverlo confermare – armato di coltellaccio da cucina. Quando lei gli ha aperto la porta, è salito in casa e, forse dopo una discussione, l’ha aggredita. Francesca ha ferite alle mani e alle braccia, segno del suo estremo tentativo di proteggersi. Ha anche cercato di sfuggire al suo carnefice, rifugiandosi dove poteva: su pavimento, pareti e mobili di almeno tre stanze ci sono tracce di sangue. Ha tentato anche di raggiungere l’uscita. Ma prima che arrivasse alla porta lui l’ha raggiunta. Furioso, forse anche in preda all’alcol: le ha inferto una stilettata sopra l’occhio destro con tale violenza da farle penetrare 20 centimetri di lama nella testa. (an. mo.)

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