Cartiera, l’Ats raccomanda tre paletti 

Da sinistra, Morselli, Gasparini, Gibelli, Ricci e Marenghi

Emissioni più basse, tecnologia più sicura per l’inceneritore, no a rifiuti da fuori. E Ricci lamenta: «Niente dati da Pro-Gest»

MANTOVA. Limiti emissivi a camino inferiori di quelli reali (misurati) della ex-Burgo. Una tecnologia meno “caotica” e pericolosa per il termovalorizzatore. Termocombustore per i rifiuti di stabilimento solo come chiusura del proprio ciclo produttivo.

Queste le raccomandazioni che il responsabile dell’Osservatorio epidemiologico, Paolo Ricci, mette in fila durante il dibattito organizzato da Italia Nostra e Ambiente & Sviluppo sul progetto di riavvio della cartiera ex Burgo. Se le prescrizioni sono materia dei decisori politici, che hanno l’autorità per comandare, Ricci rivendica all’Ats l’autorevolezza per raccomandare. Dibattito vivace ma corretto, quello che mette a confronto Ricci, autore della Valutazione dell’impatto sanitario del progetto della cartiera Pro-Gest, monsignor Paolo Gibelli, il presidente di Confindustria Mantova, Alberto Marenghi, e Giovanni Gasparini, avvocato e presidente di Ambiente & Sviluppo. Tra il pubblico siede il sindaco Mattia Palazzi.

Il primo intervento è per Ricci, che condensa in alcune slide i passaggi e risultati parziali della Vis, già anticipati nei mesi scorsi dalla Gazzetta: l’analisi ha fotografato uno «svantaggio di salute della popolazione target nel confronto con quella limitrofa». Detto altrimenti, di base i circa 5mila abitanti che vivono nell’area ristretta, dove secondo Pro-Gest ricadranno le emissioni più robuste del termovalorizzatore e del turbogas associato, stanno peggio rispetto a chi risiede nel resto della provincia. Così nei quartieri di Ponte Rosso, Gambarara, Cittadella, Colle Aperto, Prade, Boccabusa.

E il loro stare peggio è correlabile agli inquinanti in discussione, sbuffati fino al 2014 dalla Burgo e attesi dalla nuova cartiera. Polveri sottili, sostanze diossino-simili, metalli pesanti e o così via. Di altre fonti industriali concorrenti non ce ne sono, pesa e, pure tanto, invece il contributo del traffico che, raccomanda Ricci, andrebbe dirottato altrove. Parziali i risultati della Vis, perché Pro-Gest «non ha ancora fornito i dati impiantistici richiesti a dicembre». I dati con cui l’azienda ha costruito le aree di ricaduta. A domanda precisa, racconta Ricci di «una grossa diffidenza iniziale da parte di Pro-Gest, ma questo sta nel gioco della parti. Poi, dopo il ricorso del Comune al Tar e la diffusione dei primi dati della Vis, le relazioni si sono irrigidite». Morale, Ricci ha sforato i tempi. Anche se basterebbero le evidenze sanitarie già misurate per legittimare un parere sfavorevole al nuovo impianto.

Della difesa, ragionata, di Pro-Gest s’incarica Marenghi, che boccia i ricorsi al Tar contro la voltura dell’Aia dalla Burgo alla nuova proprietà per l’immagine di provincia litigiosa che trasmettono, scoraggiando investimenti eventuali. «Pro-Gest ha deciso per un investimento importante, tra i 150 e i 200 milioni, e un progetto che prevede 500 posti di lavoro (tra lavoratori diretti e dell’indotto, ndr) – ricostruisce Marenghi – Il dibattito che ne è nato mi ha colpito, non pensavo si tornasse alla riminiscenza di un passato lontano, quando lavoro e ambiente erano contrapposti. Pro-Gest si è mossa nel rispetto delle regole».

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