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Bottura, cucina e filantropia: «A Modena creiamo cultura»

Lo chef dell’Osteria Francescana tre stelle Michelin premiato a Sabbioneta col Toson d’Oro dal Rotary. Dall’Expo a Rio e presto a Londra e Burkina Faso, i refettori rivolti ai diseredati per battere lo spreco

di Luca Ghirardini
2 minuti di lettura

Massimo Bottura, il premio Toson d'Oro a cucina e filantropia

SABBIONETA (Mantova). Cuoco per i più fortunati, ma anche per i diseredati. Massimo Bottura, premiato oggi 14 marzo con il “Toson d’oro di Vespasiano Gonzaga” al Teatro all’Antica di Sabbioneta, ha affascinato il pubblico raccontando la sua filosofia di cucina e di vita, salutato, al termine del suo intervento, da una standing ovation e da innumerevoli richieste di selfie, tutte pazientemente accolte.

D’altra parte, Bottura è una star in un campo, quello dell’alta cucina, i cui esponenti già godono di grande popolarità. È anche uno straordinario simbolo del “saper fare” italiano, di quella geniale artigianalità che tutto il mondo apprezza. Un saper fare che Bottura ha appreso negli anni, dopo aver lasciato gli studi di giurisprudenza, lavorando al fianco di grandi maestri, anche se l’imprinting è arrivato da tre donne: la nonna e mamma Luisa, che da piccolo vedeva preparare i tortellini, e se li mangiava anche crudi; e Lidia Cristoni, che gli ha insegnato come si conduce una cucina e che, ammette lo chef, «ha contato più degli insegnamenti classici di Georges Cogny, dell’avanguardia di Alain Ducasse e della cucina di libertà di Ferran Adrià».

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Le motivazioni per le quali il Rotary Club di Casalmaggiore-Viadana-Sabbioneta ha conferito a Bottura il Toson d’Oro - lette dalla presidente Elena Anghinelli e confermate dal presidente della commissione giudicatrice, Stanislao Cavandoli - vanno però oltre i meriti gastronomici. Bottura ha infatti creato la Fondazione Food for Soul che sta lavorando in tutto il mondo per aprire i “refettori” sulla scia dell’esperienza pilota fatta all’Expo di Milano. Il Refettorio Ambrosiano, un teatro abbandonato ristrutturato da grandi architetti, è nato in occasione dell’Esposizione universale per dare un pasto a senzatetto, rifugiati e migranti indicati dalla Caritas. A cucinare, Bottura e altri 60 cuochi stellati di tutto il mondo. Materia prima: le eccedenze dei supermercati e dei padiglioni dell’Expo, che altrimenti sarebbero andate distrutte.

«Non è un’operazione di carità - sottolinea Bottura -, ma culturale. Si combatte lo spreco, è stato un modo per interpretare la filosofia di “Nutrire il pianeta”. Ed è stata anche l’occasione di fare formazione nei confronti dei volontari che operavano con noi». Il Refettorio Ambrosiano è ancora attivo, perché Bottura non vuole lavorare su progetti spot, ma solo per iniziative che rimangano, come poi a Modena e Bologna.

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Terminata l’Expo, un giorno all’alba, il cuoco modenese riceve un messaggio dal sindaco di Rio de Janeiro, che lo invita a replicare il progetto per l’Olimpiade 2016. «In quell’occasione è nato il progetto della Fondazione - ricorda Bottura -: in giugno apriremo a Londra, a metà maggio andremo a Los Angeles per una tavola rotonda con la fondazione Rockefeller e vogliamo arrivare nel 2018 nel Burkina Faso, pensando soprattutto alle donne e bambini, lavorando con stilisti come Vivienne Westwood e Gucci».

In Brasile il RefettoRio ha destato l’interesse di tutto il mondo, dai grandi media alla Casa Bianca. «Ridiamo dignità a persone che non hanno niente» sottolinea Bottura, che ricorda quanto dichiarato da due ospiti a un giornalista del New York Time che ha lavorato come volontario prima di svelarsi e scrivere un articolo: «Ci sentiamo come principi e principesse, per la prima volta nella nostra vita siamo trattati come esseri umani». E già questo vale come una quarta stella Michelin.

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