Slitta l'udienza Lagocastello, l'ex sindaco vuole il processo a Roma

Mantova. L’attesa udienza davanti alla Corte di Cassazione, in cui si dovrà decidere la sede del processo sulle presunte corruzioni per far togliere i vincoli ambientali sarà rinviata per lo sciopero degli avvocati

MANTOVA. La storia infinita è il destino di Lagocastello. L’attesa udienza davanti alla Corte di Cassazione, in cui si dovrà decidere la sede del processo sulle presunte corruzioni per far togliere i vincoli ambientali e artistici all’area sulle sponde del Lago Inferiore, mercoledì 22 marzo non ci sarà. A causa dello sciopero degli avvocati, che protestano contro la riforma del processo penale, il processo sarà rinviato. Non si sarebbe tenuto comunque, per errori riscontrati nelle notifiche, non pervenute a due difensori. Un errore rarissimo da riscontrare nei procedimenti davanti alla Suprema Corte, ma questo è accaduto.

La Cassazione è chiamata a sciogliere il braccio di ferro tra l’ordinanza del Gup di Brescia Vincenzo Nicolazzo, che ha spacchettato la questione Lagocastello dal faldone dell’inchiesta Pesci, spedendola a Roma, e quella dello scorso luglio del Gup del tribunale della Capitale, che ha rigettato il fascicolo.


«Per noi è logico che il processo si svolga a Roma» afferma l’avvocato Sergio Genovesi, difensore dell’ex sindaco Nicola Sodano, alla sbarra per corruzione in atti giudiziari, corruzione, abuso d’ufficio e peculato. Reati a cui la Procura aggiunge anche la contestazione dell’aggravante di aver favorito l’associazione mafiosa di Grande Aracri. Con l’ex sindaco sono a processo il costruttore Antonio Muto, l'ex presidente del Consiglio di Stato Pasquale De Lise, i due ex senatori di Forza Italia Luigi Grillo e Franco Bonferroni, l'ex consigliere comunale di Reggio Emilia Tarcisio Costante Zobbi e l’affarista veronese Attilio Fanini.

La difesa di Sodano, per “puntare” sul tribunale di Roma, si aggancia alla norma secondo cui è il reato più grave a stabilire la competenza. In questo caso la corruzione in atti giudiziari, che prevede pene dai 6 ai 12 anni.
Il riferimento a Roma deriverebbe dai risultati delle indagini dei carabinieri del nucleo investigativo di Mantova, che collocano nella capitale non solo il luogo dove sarebbe stato corrotto il senatore Grillo, ma anche tutti i contatti emersi fra alcuni imputati. La sede del Consiglio di Stato, dove l’ex presidente De Lise avrebbe cercato di influenzare l’esito della sentenza, è a Roma. Pochi dubbi, per la difesa di Sodano, per cui il collegamento con l’indagine Pesci, il cui processo è in corso a Brescia, non ha rilevanza sulla competenza.(rossella canadè)

La guida allo shopping del Gruppo Gedi