I giovani industriali e l’innovazione: «È obbligatoria»

Le aziende immaginano il mondo che vivranno tra dieci anni. Scenari incerti? «La chiave è diversificare prodotti e mercati»

MANTOVA. I giovani industriali si interrogano sul mercato del domani. Per rimanere competitivi, hanno così dedicato la 58esima assemblea, svoltasi ieri in via Portazzolo, al tema “La visione del futuro a 10 anni”. Il dibattito, moderato dal giornalista del Corriere della Sera Luca Angelini, ha visto la partecipazione di Roberto Colletto di Piscine Castiglione, Alessio Coppola di Rothschild, Paolo Boldrini, direttore Gazzetta di Mantova e Marco Limonta di Information resources srl. Rispettivamente hanno trattato di impresa manifatturiera, credito/finanza, media/comunicazione e commercio.
«Stiamo vivendo una rivoluzione nel modo di pensare e vivere il mondo in cui viviamo - ha esordito il presidente dei giovani industriali Andrea Ruberti - La nostra categoria vuole essere promotrice di innovazione, cambiamento e modernità. Per farlo occorre alzare gli occhi al domani, all’impresa del futuro per comprendere quelle dinamiche che ci permetteranno di essere tra un decennio ancora vincenti. Per rimanere sul mercato occorre saper cambiare e mettersi in discussione. “Abbiamo sempre fatto così” è la frase più avvilente da sentire».
«Esportiamo le nostre piscine in più di sessanta Paesi - dice Roberto Colletto - pur mantenendo forte il nostro legame con il nostro territorio e il nostro paese, di cui portiamo anche il nome. Per anni la piscina privata è stata il nostro core business, ora ci siamo specializzati per realizzare impianti per giochi olimpici, navi da crociera o parchi acquatici. Con 80 milioni di fatturato e 300 dipendenti, per non cadere nella trappola della crisi è indispensabile investire in ricerca ed innovazione. Solo così, offrendo nuove tecnologie e innovativi sistemi di progettazione, è possibile staccarci dalla concorrenza ed avere un ruolo nel mercato. Inediti progetti ci permettono poi di ampliare il mercato potenziale. I mercati sono dinamici, non abbiamo la sfera di cristallo. Quando investiamo oltreconfine abbiamo un ritorno dopo due o tre anni e nel frattempo il mondo cambia come anche il valore delle valute. Ma se si pensa di investire all’estero occorre creare delle nuove società, delle stabili organizzazioni. Per garantire una certa longevità all’azienda è impensabile poi puntare ad un mono-mercato e ad un mono-prodotto: è essenziale diversificare le attività e i rischi».

«L’Italia è il primo paese per credito bancario in Europa - spiega Alessio Coppola - con un 68% di dipendenza delle imprese dal settore bancario. L’Europa, con programmi di investimento, ci sta offrendo un’opportunità per abbassare questa percentuale». Il suo consiglio? «Diversificare i rischi, i mercati e le fonti di investimento». «Per quanto riguarda il largo consumo- conclude Marco Limonta- negli ultimi mesi è stata registrata una ripresa del 2%, in particolar modo nel settore dei prodotti alimentari. Per continuare con questo trend bisogna saper cogliere le esigenze del consumatore e declinarle».
Barbara Rodella

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