La folle gara dei ragazzi per lo sballo

Il padre agli studenti: "Ho perso mio figlio per la droga. Abbiate il coraggio di dire di no"

MANTOVA. Sono un diciassettenne che studia in città e scrivo in merito agli articoli pubblicati il 21 marzo riguardo il ricovero in ospedale di quattro giovani nella notte tra sabato 18 e domenica 19. Quanto si è letto nelle vostre pagine è solo un piccolo stralcio di una realtà che, vissuta da dentro, è ancor più angosciante. Una cosa che mi è parsa incredibile è quanto affermato nella nota da voi citata, secondo cui i recenti avvenimenti hanno creato molta preoccupazione nella comunità di Borgo Virgilio. Questa notizia non dovrebbe destare solo molta preoccupazione, ma anche molte domande su come facciano i genitori a non accorgersi dei figli che tornano brilli la sera e sulle cause che spingono i ragazzi a compiere queste azioni, pur divertendosi così tanto, sino ad arrivare al limite e oltre.

Quando si entra in classe il lunedì mattina, o comunque dopo un periodo di vacanza, non è raro trovare il solito gruppetto di compagni parlare, ridere e scherzare riguardo una festa a cui hanno recentemente partecipato. Non raccontano però della piacevole serata passata insieme, magari anche con l’aiuto di un paio di birre: parlano invece di quanto si siano spaccati di alcol fino a sentirsi male.

Davvero male… Dovrebbe proprio sentirla, signor direttore, la fierezza dei toni nel raccontarsi i momenti in cui hanno dato di stomaco. E si vomita forse in bagno? No, sarebbe ancor troppo decoroso: più spesso si parla di pavimenti e qualche volta anche di muri!

Le assicuro che è ben possibile entrare in discoteca anche se non si hanno diciotto anni e, com’è ovvio, la maggiore età non è affatto richiesta per le feste dedicate agli studenti.

Se lei entrasse anche solo nelle sale durante una festa vedrebbe moltissimi alcolici dati liberamente e delle minigonne - da me meglio definite cerotti- davvero troppo mini e troppo poco gonne. Entrare poi nei bagni equivale a entrare nell’inferno dantesco: sia per i fumi, sia per le funzioni che si scoprono avere quei pantaloncini-cerotto dati a tutti, sia per le pene corporee che sopraggiungono già dopo meno di un’ora di bevute. A spingere i miei coetanei a questi punti non è affatto l’ignoranza: a nulla servirà «spiegare ai ragazzi i rischi che corrono», come hanno affermato le rappresentanti di Associazione genitori e Genitori demcocratici. A nulla serve affermare che i giovani ci cascano.

La verità, signor direttore, è che i giovani ben sanno quali rischi corrono: se ne parla già dalle elementari.
È che a loro piace e piace soprattutto parlarne: che tortura, durante la lezione, sentire il brusìo dei due compagni di banco che se la raccontano! Bevono perché se la godono di più. Comunicano di più. Si inizia a bere ancor prima di andare in discoteca per poterci poi arrivare con i freni inibitori già allentati.

È più facile parlare, è più facile flirtare…

È bene che la Gazzetta abbia trattato e informato circa l’episodio di sabato scorso, ma ritengo sia del tutto inutile una maggiore collaborazione tra scuola e famiglia. C’è piuttosto bisogno che i genitori aprano gli occhi sul comportamento dei figli il sabato sera, sul loro strano restare da amici a dormire ecc. È necessario prendere coscienza della forte deriva morale che ha preso la nostra società, perché viviamo nell’era di internet e di molte (buone) libertà, un tempo in cui tutto è più facile e minori sono i limiti. Ma le cose degenerano presto e l’alcol è proprio questo: è la risposta al bisogno più impellente di quest’epoca: l’assenza di limiti. Niente ideali, modelli di comportamento o altre guide se non il piacere carnale; anche a scapito della propria salute.

Fumo, alcol e droga, anche se quest’ultima un po’ meno, abbondano in ogni scuola. L’unica cosa che potrà aiutarci (intendo proprio aiutare noi giovani) a uscire da questo è la riscoperta dei limiti, dei buoni ideali e soprattutto di buoni esempi da seguire. A partire dai genitori, magari non troppo severi ma giusti e attenti; poi dalla politica; dagli insegnanti, etc. Se vogliamo trovare il problema degli adolescenti, che c’è, dobbiamo vedere i problemi di un’intera società che ha perso i propri punti di riferimento. E se questo problema vogliamo anche risolverlo, non sono necessarie coalizioni di alcun genere, ma soltanto che ciascuno faccia la sua parte nel dare i buoni esempi di civiltà alla civiltà del domani.

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