I vini mantovani puntano sull’estero 

I produttori guardano oltreconfine, il nuovo Paese da scoprire è la Cina. Ma da noi comprano anche i francesi

VERONA. L’estero è sempre più una risorsa per i vini mantovani: molte aziende, infatti, superati i confini della provincia, preferiscono guardare addirittura oltreconfine. Molti i motivi. Linda Negri, dell’omonima azienda di Villanova Maiardina (presente quest’anno nel padiglione 4, stand Fabiano), che ormai distribuisce all’estero buona parte della sua produzione, tra Nordamerica, Europa (l’Est in particolare) e anche Francia, spiega che «l’estero paga puntuale».

In Francia, con grande soddisfazione, vende i suoi vini (quelli con una quota di vitigni autoctoni) anche Cesare Gozzi, da Olfino, che, come molti altri produttori nostrani, è ormai ospite fisso del Pro Wein di Düsseldorf, la manifestazione che precede di alcune settimane il Vinitaly. Ci sono andati anche i giovani di Tenuta Maddalena di Volta Mantovana, soddisfatti dei risultati e anche dei primi contatti allacciati a Verona; in cantiere hanno un taglio bordolese, un rosso importante che uscirà in inverno targato 2011.

Un mondo tutto da scoprire, tuttavia, è quello cinese. «C’è mercato per chi vende vini di qualità» afferma Gianfranco Bertagna di Cavriana, che col suo Montevolpe Rosso ha vinto la medaglia d’oro a una rassegna proprio a Hong Kong. In Cina sta per aprirsi un capitolo importante anche per la Ricchi di Monzambano, che però ha già un mercato consolidato, oltre che oltre confine, anche nel resto d’Italia, punti vendita piccoli, ma di qualità.

Un forte investimento sul fronte commerciale è in atto nell’azienda Reale di Volta Mantovana: l’intenzione è quella di creare una rete di venditori, agenti e importatori, anche per fare fruttare l’importante scommessa della nuova cantina.

Le iniziative dei produttori mantovani, tuttavia, non sono solo legate all’export. La Cantina di Quistello ha presentato domenica 9 aprile “1.6.Armonia”, spumante metodo classico da uve Chardonnay e Ruberti (vinificato in bianco) con 18-20 mesi sui lieviti. «Abbiniamo i profumi dello Chardonnay alla struttura del Lambrusco - spiega il presidente Luciano Bulgarelli -: immediatamente anche il resto della nostra produzione si è meglio valorizzato».

Un restyling, invece, è quello avviato dalla Lebovitz di Governolo, il cui Scagarün è stato inserito tra i vini a “5 stelle” al concorso enologico veronese. «Abbiamo anche altri prodotti simili, ma per noi questo è il “vero” Lambrusco - spiega Davide Lebovitz - ed ora grazie a una nuova etichettatrice, potremo introdurre una bottiglia interamente personalizzata».

Tre vini a “5 Stelle” ha avuto la Virgili-Montaldo di Mantova, ma a Pramaggiore il premio è arrivato al di là delle bollicine, con il Ripass, un rosso da uve appassite nel quale Andrea e Paolo Virgili credono molto. E se ad essere premiati sono stati i Lambrusco “gentili”, il prossimo passo potrebbe portare a un Lambrusco più “duro”, per venire incontro anche a questo mercato.

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