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L’ufficio si sposta a casa: dieci aziende dicono sì

Smart working: orari flessibili e sede mobile per conciliare vita privata e lavoro. Corneliani, Thun e Charta tra le imprese che hanno aderito al progetto della Camera di commercio

di Gilberto Scuderi
2 minuti di lettura
I rappresentanti delle aziende che hanno aderito al progetto con il vicensidaco e il Comitato di via Calvi  

MANTOVA. Il lavoro cambia, diventa agile, di trasforma. Dieci aziende della nostra provincia - 2 grandi, 4 medie e 4 micro-piccole - hanno aderito al progetto Smart working Mantova, voluto dal Comitato imprenditoria femminile della Camera di commercio che ha sostenuto finanziariamente l’iniziativa. Per riferire i primi risultati di questa «sperimentazione gratuita», il 12 aprile nella sede di via Calvi sono intervenuti i rappresentanti delle aziende AF di Alberini Paolo e Carlo Alberto, Amaservizi, Charta cooperativa sociale onlus, Cisaplast, Corneliani, Lorenzini Ambrosio, Mitech, Replica Sistemi, Tea e Thun Logistics.

Oltre che per dimensioni e numero degli addetti, si tratta di realtà variegate anche per settori, dalla maglieria alla gestione di biblioteche e archivi, dalla moda ai trasporti, dalla consulenza per il lavoro a quella tecnologica. I preliminari, da novembre a febbraio, poggiavano su 5 workshop di sensibilizzazione - a Mantova, Viadana, Suzzara, Ostiglia e Castiglione delle Stiviere - per trovare dieci aziende, che da marzo sono diventate pioniere, poiché l’intenzione è di procedere al di là del 31 dicembre 2017, termine della fase sperimentale, e ampliare il gruppo delle imprese partecipanti.

Smart working significa introdurre nuove modalità lavorative, con orari flessibili e la possibilità di svolgere la propria attività da casa. Senza usare l’auto, quindi non inquinando. Con vantaggi nei processi organizzativi aziendali, conciliando vita privata e professionale dei lavoratori, soprattutto donne, abbassando le emissioni di Co2. Una somma di presupposti che trova sintesi nella Costituzione italiana: diritto al lavoro e tutela dell’ambiente.

In una realtà di provincia composta di aziende che non hanno caratteristiche di corporation o multinazionali (Microsoft è leader mondiale del “fare” indipendentemente dal “dove fare”), la scommessa è di privilegiare l’obiettivo rispetto alla forma con cui raggiungerlo. Se possibile (non per esempio se c’è apertura di sportello al pubblico, che vincola a una sede fissa), l’importante è “cosa si fa”, non “dove si fa”. Le aziende hanno definito le proprie “policy smart”: giorni, regole, spazi e tempi del lavoro “in remoto, a distanza, da altra sede”. Una maniera intelligente di “fare” che si basa su due pilastri: la responsabilizzazione del lavoratore e la fiducia dell’imprenditore.

Parimenti fondamentale è la motivazione per raggiungere un miglioramento complessivo delle condizioni di lavoro. L’autonomia individuale, raccordata con l’organizzazione, è un altro risvolto del progetto. Cardini sono i momenti formativi, focus group, training manager, redazione di policy aziendale, comunicazione interna. Un piccolo ma non indifferente salto in avanti nella cultura del lavoro. Oltre ai rappresentanti delle aziende, all’incontro alla Camera di commercio hanno partecipato il segretario Marco Zanini, la presidente del Comitato imprenditoria femminile Annick Mollard, Simona Maiocchi della società di consulenza Variazioni, che insieme a Stefania Petocchi ha fornito assistenza tecnica al progetto, e il vicesindaco Giovanni Buvoli. La segreteria del progetto “Smart working Mantova” è presso PromoImpresa-Borsa merci.

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