Prezzo del riso dimezzato: «Frenate le importazioni»

La protesta dei risicoltori a Roma

Coltivatori in piazza per la crisi del settore attaccato dai concorrenti asiatici. Le quotazioni crollano: il Vialone Nano passato da 90 a 50 euro in sei mesi 

MANTOVA. Erano circa 1.500 i risicoltori, di cui 500 lombardi e una cinquantina mantovani, arrivati a Roma da tutta Italia per la mobilitazione “SosRisoItaliano”, organizzata da Coldiretti, mirata a difendere la produzione italiana dal riso importato, principalmente dal Far East (Vietnam, Cambogia, Thailandia). Un numero molto elevato, se si considera che i risicoltori in tutta Italia sono circa 4.500 (e cento le industrie risiere); pochi, ma che bastano a rendere l’Italia il primo produttore europeo grazie alla coltivazione su un territorio di 234.300 ettari (in provincia di Mantova sono 1.247 ettari), per una produzione di 1,58 milioni di tonnellate (49% dell'intera produzione Ue) che vale un volume di affari di circa 1 miliardo.

La reazione si spiega con le difficoltà a cui il settore è chiamato a far fronte. L’import è cresciuto esponenzialmente nell’ultimo anno, senza che il consumatore potesse accorgersene dato che, come lamenta Coldiretti, non esiste un obbligo ad indicare in etichetta il paese di provenienza. La manifestazione ha ottenuto l’impegno del ministro Maurizio Martina a firmare assieme al ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, il decreto per sperimentare l'origine dei prodotti a base di riso nell'etichetta.

«Speriamo che Martina faccia il suo lavoro, ma avrebbe dovuto chiudere le frontiere alle tonnellate di riso proveniente dall’estero che sono state distribuite in Italia», spiega Giancarlo Casarotti, rappresentante nella commissione risi di Mantova per Coldiretti. «Si tratta di riso che non deve sottostare ai controlli sanitari a cui siamo giustamente chiamati noi coltivatori italiani e che viene prodotto ad un costo per noi inavvicinabile. In alcuni casi sono utilizzati prodotti da noi banditi perché dannosi per la salute. Questo ha comportato un crollo dei prezzi sul mercato, concentrato negli ultimi 6 mesi e quindi ancora più dannoso per noi: il Vialone Nano, il più diffuso nelle nostre zone, veniva quotato 90 euro al quintale e oggi è pagato 45-50 euro al massimo. Il Carnaroli era ad 80 euro, oggi parte da 35 euro quintale. Hanno messo in ginocchio un settore».


A favorire l’accesso al mercato europeo del riso asiatico è stata la fine dei dazi doganali di protezione imposti dall’Ue, a cui adesso il governo italiano dovrà chiedere di riapplicarli. «Siamo favorevoli alla concorrenza, ma solo se possiamo combattere ad armi pari». Adesso invece le armi italiane sono spuntate, anche per colpa della stessa Ue: «Con la caduta dei dazi doganali, il riso che proviene dai paesi dell’est, del gruppo indica (con i chicchi lunghi), viene venduto a prezzi che sono più bassi dei nostri costi di gestione» spiega Carlo Petrobelli, presidente della sezione risicoltori di Confagri. «Questo ha spinto molti produttori italiani verso le qualità più pregiate, di qualità japonica, causando una sovrapproduzione. Inoltre in Italia è stato messo fuorilegge uno dei prodotti che si utilizzano per combattere il fungo pyricularia, che causa il brusone, ovvero l’annerimento del riso. Lo stesso prodotto è invece utilizzato liberamente nei paesi da cui importiamo il riso». (dad)

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