«Ma qualcuno vide delle strane macchie»

L'avvocato Riccardo Ruocco

Parla  l’avvocato di uno dei tre trapiantati deceduti: "Si faccia chiarezza sugli esami sugli organi prelevati"

MANTOVA. «A noi risulta che l’esame istologico sull’organo prelevato non sia stato eseguito nonostante un membro dell’équipe lo avesse chiesto espressamente dopo aver visto delle macchie anomale sul cadavere del donatore».

L’avvocato Riccardo Ruocco del Foro di Salerno è il legale di una delle tre persone decedute dopo il trapianto. È lui che dopo il primo decesso ha iniziato la sua indagine privata che lo ha portato a scoprire che il 63enne di Vallo della Lucania era morto non per una crisi di rigetto ma in seguito ad una forma di tumore molto aggressiva. Il legale prende atto della precisazione del Carlo Poma ma racconta una versione diversa. «Non escludo – sottolinea – che la riapertura dell’indagine possa portare il magistrato a sentire proprio questo medico che aveva notato qualcosa di strano sul corpo del donatore al momento del prelievo di un rene».

« In ogni caso – continua il legale – ammesso e non concesso che questo esame sia stato eseguito e che quindi il tumore non era ravvisabile perché ancora ad uno stadio embrionale, a questo punto rischiamo di trovarci di fronte ad un caso che getta ombre sull’intera procedura dei prelievi di organo e peggio ancora al cospetto di una nuova forma di carcinoma, nuovo nel panorama mondiale, perché tanto piccolo da riuscire ad uccidere una persona sana nel giro di appena sette mesi». L’avvocato sa bene che nel caso di trapianti al paziente ricevente viene fatto firmare un consenso sulla base della classificazione di rischio: «Al mio è stato fatto firmare quello di una normale procedura, quando invece in caso di rischio elevato magari bisognava informarlo che “gli organi sono idonei ma non posso escludere una forma tumorale molto piccola”».

 

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