«No al nuovo Statuto». Consorzio Oltrepò al palo

La fronda chiede di rivedere i nuovi accordi: convocata un’assemblea urgente Stop da Suzzara, Gonzaga e S. Benedetto: rappresentano un terzo degli abitanti 

PIEVE DI CORIANO. Poteva sembrare un banale passaggio burocratico nella vita del Consorzio. Ma quando nella seduta decisiva dell’Oltrepò si sono alzate le mani dei due sindaci di San Benedetto Po e Gonzaga per dire no al nuovo Statuto, si è chiaramente intuito che qualcosa non stava funzionando. All’opposizione dei due grandi comuni del Sinistra Secchia ora si è aggiunta anche quella di Suzzara, il maggiore di tutto il comprensorio. La “fronda” oggi conta un terzo dei 118mila abitanti e rischia di far saltare la modifica stessa dello statuto. Nonché forse la sopravvivenza stessa del Consorzio che scade nel 2020 quando si intreccerà con le amministrative. Da qui la convocazione urgente di un’assemblea di chiarimento.
Una frattura che si sta consumando e che mette allo scoperto le diverse visioni sul futuro dell’aggregazione e rischia di spaccare i 23 Comuni dopo gli sforzi profusi per mettere assieme le due parti della Bassa: il Destra Secchia, 17 piccoli Comuni storicamente uniti e per i quali sono in atto fenomeni di piccole unioni o fusioni, e il Sinistra Secchia, 6 Comuni medio-grandi, 50mila abitanti che guardano con favore alle esperienze aggregative emiliane dove sono nate unioni da 50-100mila abitanti. Ma cosa sta dividendo Destra e Sinistra Secchia?
«Intanto la durata del rinnovo – dice il vicesindaco suzzarese Silvia Cavaletti –. Pensare ad un patto consortile sino al 2035 è troppo. Rischia di essere una ipoteca sulle future riorganizzazioni territoriali. Non ci nascondiamo che noi 6 Comuni del Sinistra Secchia abbiamo avviato uno studio di fattibilità per una Unione». Ma non è tutto.

«Il Consorzio vuole trasformarsi in un gestore di servizi – dice Roberto Lasagna, sindaco di San Benedetto Po che ha bocciato lo Statuto in consiglio – Ma questo si sovrappone e contrasta con quello che già stiamo facendo noi Comuni. Finite le deroghe e la legislazione speciale post terremoto, ci stiamo riorganizzando. Ad esempio per risparmiare sugli acquisti ci siamo uniti noi, Gonzaga e Moglia».
Critico anche Gonzaga: «Noi abbiamo aderito ad un Consorzio che nelle sue finalità aveva quella della ricerca dei fondi nazionali ed europei, la promozione nei settori della cultura e dell’ambiente. Se si cambia pelle, abbiamo il diritto di dissentire».
«È un grave errore – il duro commento di Dimitri Melli, sindaco di Pegognaga – perché il Consorzio non è un ostacolo, ma un aiuto alla riorganizzazione del territorio».

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