In evidenza
Sezioni
Magazine
Annunci
Quotidiani GNN
Comuni

Come si mangia su una nave spaziale? «Cibo senza sapore»

L’astronauta Parmitano racconta l’alimentazione in orbita. «Lassù non si cucina, solo alimenti pronti. E il sale è liquido»

2 minuti di lettura

MANTOVA. Da piccoli era uno dei lavori più gettonati, insieme al meccanico. Luca Parmitano, tenente colonnello dell’Aereonautica Militare, è uno dei pochi bimbi ad essere diventato davvero un astronauta. Grazie al Food&Science Festival, Parmitano ieri è arrivato per la prima volta a Mantova al Bibiena, dove ha parlato di uno dei tanti aspetti affascinanti della sua professione: l’alimentazione nello spazio.

Al Food&Science Festival l'astronauta Luca Parmitano

«La differenza tra il cibo spaziale e quello terrestre è peculiare, da un lato sono identici, dall’altro completamente diversi. Il cibo contiene le stesse proprietà organolettiche, ma sia la sua presentazione sia il modo di consumarlo sono completamente diversi» ha spiegato. Nello spazio il cibo è rimasto fermo a prima della Perestroika, diviso tra americano e russo: «I russi prediligono i cibi disidratati e le scatolette, gli americani i precotti chiusi in contenitori termostabilizzati. In ogni caso tutto il cibo che arriva a bordo è già pronto, sia per comodità che per necessità; deve infatti conservarsi per 18 mesi senza frigorifero».

[[(gele.Finegil.StandardArticle2014v1) Biscotti con gli insetti e la guru del bio-tech]]

L’attività culinaria si limita quindi a due operazioni, scaldare il cibo o aggiungervi acqua: «Non è semplice, perché se ne aggiungi troppa il sapore diventa disastroso, troppo poca e rimane immangiabile».
In realtà il sapore del cibo viene molto attenuato: «Nello spazio cambia la fisiologia dell’uomo, i liquidi e il sangue affluiscono nella parte alta del corpo. Per questo abbiamo tutti la faccia più tonda e spariscono le rughe. Il risvolto è che si ha il naso tappato, che non fa percepire i gusti».

Agli europei è concessa una personalizzazione del 10% del menu, che Parmitano e la collega Samantha Cristoforetti hanno sfruttato per esportare un po’ di cultura Made in Italy: «Abbiamo portato lasagne, risotti, la parmigiana di melanzane e una caponata. Tutti molto apprezzati». Formaggi o affettati? «Li ha portati Paolo Nespoli dopo sei mesi, in quel caso siamo stati noi ad apprezzarli molto».
Davanti alla platea del Bibiena scorrono le immagini della stazione spaziale che ha ospitato il pilota italiano: la dispensa è una serie di pacchetti impilati, lo scaldavivande sembra una valigetta, sale e pepe due piccoli flaconcini: «Sarebbe impossibile versare il sale sulle pietanze se fosse nella sua forma tradizionale, in acqua invece rimane incollato al cibo». Anche bere è ovviamente un discorso a parte: «I liquidi sono contenuti in un sacchetto e vanno aspirati con la cannuccia. L’acqua e qualsiasi liquido assumono la forma di bolle simili alla gelatina, una situazione che si impara a gestire in addestramento».
L’acqua a bordo è certamente un bene primario, viene continuamente controllata e filtrata. Diminuisce pochissimo, perché il 95% viene riciclato. Una notizia che stupisce non poco il pubblico: «L’acqua del caffè americano che consumavo la mattina era la stessa che avevo evacuato una decina di giorni prima. Io o qualche collega. Eppure sono certo che è più pura di quella delle bottigliette che consumo sulla terra».
La lezione ambientale è di quelle da tenere a mente: «Del resto, anche l’acqua che beviamo noi oggi potrebbe essere la pipi dei dinosauri di milioni di anni fa, perché sulla terra la nostra acqua si è formata quattro miliardi di anni fa. Ed è sempre la stessa».
Davide Dalai

I commenti dei lettori