Cartiera di Mantova, ora si fa dura: bocciato l’iter

Il verificatore deposita il parere al Tar: modifiche sostanziali di Pro-Gest rispetto all’impianto già autorizzato. Sentenza a fine giugno

MANTOVA. La relazione definitiva piove come un macigno rovesciando il tavolo della discussione, già zoppo dopo la diffusione della bozza del verificatore del Politecnico: osservazioni e repliche hanno raddoppiato il numero di pagine, ma le conclusioni non cambiano, l’ingegnere Federico Viganò resta convinto che le modifiche previste da Pro-Gest nel progetto di riavvio della cartiera ex Burgo siano da considerarsi sostanziali rispetto all’impianto autorizzato nel 2014.
 
Il verificatore non si spinge a scrivere che «il progetto presenta caratteristiche tali da doverlo assoggettare a Valutazione d’impatto ambientale», come avrebbe voluto l’avvocato del Parco del Mincio (uno dei ricorrenti), ma la conclusione logica va in questa direzione visto che Viganò sfila la pietra angolare su cui poggia la procedura avviata dalla Provincia in conferenza di servizi. La premessa era che le modifiche immaginate da Pro-Gest non fossero sostanziali, così nel giugno 2016 l’Aia è stata trasferita dalla Burgo alla nuova proprietà (pur con un robusto elenco di prescrizioni). Morale, l’iter dovrebbe ripartire da zero. Non solo, nella relazione definitiva resta anche l’ombra sull’Autorizzazione integrata ambientale rinnovata a Burgo nel 2014, a macchine spente, quando il termovalorizzatore fu classificato tra le attività da non sottoporre ad Aia, nonostante nel frattempo fosse intervenuta una modifica normativa che la imponeva. Conclude Viganò che sussistano le condizioni per il riesame.
 
Cosa succederà adesso? Naufragato il tentativo degli avvocati di Pro-Gest e Provincia di dilatare i tempi della verificazione, perché Viganò potesse consultare altri documenti, il lavoro del consulente si è ormai esaurito. I legali di parte potranno presentare ancora delle osservazioni ma direttamente al Tar di Brescia, che lo scorso dicembre aveva incaricato il Politecnico di individuare tra i suo docenti un esperto in grado di sciogliere i nodi del progetto Pro-Gest. Quattro quesiti che ricalcavano le obiezioni sollevate dall’ingegnere Paolo Rabitti nella sua consulenza tecnica al ricorso di Italia Nostra, Isde-Medici per l’Ambiente, Coordinamento comitati ambientalisti Lombardia e più di 260 cittadini, e, prima ancora, nelle osservazioni presentate in conferenza di servizi a gennaio. Adesso, concluso il lavoro di Viganò, si attende soltanto la decisione del Tar: l’udienza di merito è il 21 giugno. Parallelamente alla vicenda processuale amministrativa, scorrono poi l’indagine della Procura e la discussione tra i quattro sindaci del ricorso con Pro–Gest, anche se adesso qualsiasi ipotesi di trattativa appare definitivamente scoraggiata.
 
Fedeli alla consegna, ecco in fila le conclusioni di Viganò. Ritiene il verificatore che «le modifiche introdotte all’installazione di cui è causa, rispetto all’impianto autorizzato nel 2014» siano sostanziali «in virtù dell’incremento della potenzialità produttiva dell’attività Ippc n. 1 (fabbricazione di carta)» che risulta superiore alla soglia di legge. E le modifiche migliorative in termini di più elevate prestazioni ambientali, che pure figurano, non sono valutabili completamente a causa «dell’insufficienza degli elementi di garanzia forniti dall’Aia 2016 per fondare un’evidenza scientifica in merito al quadro emissivo».
 
Quanto alla capacità produttiva dell’attività di fabbricazione di carta, l’aumento è stimato nel «raddoppio rispetto a quella autorizzata nel 2014 (575 t/giorno), ossia è aumentata di oltre 500 t/giorno». Diminuisce, invece, la potenzialità termica dell’impianto (produzione di energia da gas e rifiuti), unico punto a favore di Pro-Gest. 
Severa la notazione sull’eventuale ipotetico incremento di emissioni: «Il Verificatore ha riscontrato che i dati riportati dalla documentazione in atti sono incerti, incompleti e spesso contrastanti – dalle valutazioni svolte emerge una sicura riduzione delle emissioni ascrivibili al processo produttivo (attività Ippc principale n. 1, fabbricazione di carta) e un possibile aumento delle emissioni ascrivibili all’intera installazione Ipcc per via dei contributi delle attività Ippc n. 2 (combustione di combustibili) e Ippc n. 3 (incenerimento di rifiuti)». Incertezza che nemmeno «l’eventuale acquisizione di documentazione aggiuntiva» potrebbe sciogliere.
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