Pomodori e campi. Scoppia la guerra tra Confagri e Fava

«Cambiate le regole in corsa, conto da 400mila euro». L’assessore: «È tutto come prima, sono bufale ad arte»

MANTOVA. Botta e risposta dal gusto piccante tra la Regione Lombardia e i produttori di pomodoro. La scintilla è da cercare nella presunta modifica strutturale che la Regione avrebbe apportato alla misura agroambientale 10.1 del Psr, riguardante l’agricoltura integrata, vale a dire quella che comprende un basso uso di antiparassitari e fertilizzanti, che interessa dunque perlopiù i produttori di orticole. Per un cambio nel regolamento base della misura, i produttori che hanno aderito al bando dello scorso anno rischiano ora, secondo la lettura data da Confagricoltura, di dover pagare forti penalità, se non di dover restituire addirittura l’intero finanziamento ricevuto.
Ripercorrendo la vicenda, il primo bando prevedeva un impegno quinquennale basato su un vincolo di superficie. Ogni produttore aveva a disposizione un certo numero di ettari sui quali procedere con agricoltura integrata, e doveva mantenere la medesima estensione, potendo però far ruotare i terreni senza alcun tipo di limitazione. Il sostegno disponibile era molto interessante, circa 485 euro per ettaro, e ha fatto sì che in molti aderissero al bando.
Ma da quest’anno sarebbe tutto cambiato. «L’amministrazione regionale ha modificato il vincolo su cui si basava il bando – sostiene Corrado Ferrari, presidente della sezione pomodoro da industria di Confagricoltura Mantova – che è passato dall’essere di superficie all’essere su particelle specifiche, il che vuol dire che non sarà più possibile far ruotare i terreni, che quelli su cui si è scelto di applicare le misure di agricoltura integrata non dovranno più mutare per tutti i cinque anni di durata del bando. Il produttore dovrà garantire la stessa superficie, senza modificare i terreni, con massimo il 15% di calo».

Altro guaio, la misura sembra essere retroattiva. Chi ha aderito al bando nel 2016 dunque si troverebbe a dover restituire parte di quanto ricevuto, se non tutto. Alla problematica sono interessati circa il 20% dei produttori di pomodoro della provincia di Mantova, con oltre 740 ettari coinvolti, per un totale di quasi 400mila euro di premi. «Non capiscono che chi coltiva pomodoro cambia spesso terreni e aziende di appoggio, e questa decisione scompensa tutto il sistema delle rotazioni. Credo che confondano le misure biologiche con quelle di agricoltura integrata».
Rispedisce al mittente le accuse l’assessore Gianni Fava: «Ho già avuto modo di chiarire con Tiberio Rabboni (presidente Oi Pomodoro da industria, ndr) nei miei uffici che non c’è nessun cambiamento di regole sul bando. Si tratta di notizie diffuse ad arte, probabilmente per giustificare le cattive informazioni date ai propri clienti e/o associati. Le regole non sono cambiate, e ricordo che se un soggetto avanza domanda su una misura per la lotta integrata, che più generalmente afferisce alle misure agroambientali, deve garantire l’impegno per tutto il periodo previsto dal bando, fermo restando che tutti sono consapevoli che per il pomodoro sia necessaria la rotazione. Se qualcuno incautamente ha inserito nel fascicolo aziendale tutte le superfici aziendali, ha commesso un errore di valutazione grossolano che può essere sanato solo andando a recuperare superfici nuove».
Davide Dalai

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