Trovati altri inneschi. Torna l’ipotesi del dolo

Nuovi sviluppi nell'indagine, possibile il gesto di un piromane

RODIGO (Rivalta). Forse c’è più di una dissennata leggerezza. Dietro il vasto incendio divampato venerdì  2 giugno nelle Valli del Mincio non ci sarebbe solo la mano di un residente impegnato a bruciare sterpaglie, bensì il gesto criminale di un piromane mosso dalla volontà di distruggere uno spicchio di riserva naturale.

E’ quanto emerge dai nuovi sviluppi delle indagini coordinate dal personale di vigilanza del Parco e dai carabinieri della Forestale, impegnati a setacciare palmo a palmo i 15 ettari di canneto divorati dalle fiamme e a visionare alcuni filmati e scatti fotografici.

«Domenica 4 giugno il ritrovamento di due mucchi di cenere lasciava supporre che l’incendio fosse partito da un fuoco appiccato con il solo scopo di bruciare sterpaglie e poi sfuggito di mano – spiegano i carabinieri della Forestale –. Proseguendo le ricerche, però, abbiamo rinvenuto tracce di ulteriori inneschi, che portano le indagini in un’altra direzione». Torna, dunque, a farsi largo l’ipotesi del dolo.

«Il quadro è piuttosto complesso – precisano – e l’ambiente naturale in cui si è sviluppato l’incendio è difficilmente accessibile, pertanto ci vorranno ancora un paio di giorni prima di poter giungere ad una conclusione. Oltre ad effettuare dei sopralluoghi, stiamo visionando anche dei filmati ripresi da alcune telecamere di sorveglianza e le foto scattate dall’elicottero del servizio antincendio. Al momento tutto lascia supporre che dietro i roghi ci sia qualcosa di molto più grave di una leggerezza, ma non ci sentiamo ancora di escludere completamente un gesto colposo».

Anche nella sede del Parco del Mincio prevale l’ipotesi del dolo. «Non entro nei particolari, per non compromettere le indagini – premette l’architetto Bruno Agosti, responsabile del servizio vigilanza dell’ente –. Posso solo dire che, oltre ai residui di due fuochi appiccati alle sterpaglie, abbiamo rinvenuto altri inneschi, in zone dove non si arriva facilmente. Dunque, sembra proprio un gesto doloso».

Quando è scattato l’allarme, Agosti è stato tra i primi ad accorrere sul posto e fin dall’inizio ha parlato della presenza di più focolai. «I danni al patrimonio ambientale sono incalcolabili», sottolinea. A morire tra le fiamme un numero imprecisato di uccelli di palude. Tra le vittime tanti nuovi nati, che ancora non erano in grado di spiccare il volo.

Chi ha fatto tutto questo? A Rivalta nessuno osa formulare ipotesi ad alta voce. «Non si può accusare qualcuno senza avere prove - sottolinea il sindaco Gianni Chizzoni –. Mi auguro che venga fatta luce al più presto su questa vicenda ed individuato con certezza il responsabile».

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