Monicelli e la sfida di Villa Carpaneda 

Il neo sindaco: «Pronto a restare nella onlus per il recupero della vecchia Rsa>. Prime ipotesi di giunta

CASTELLUCCHIO. Dopo aver festeggiato la vittoria, il neo sindaco Romano Monicelli è pronto a impegnarsi su un duplice fronte: comporre la nuova giunta con cui governerà Castellucchio e decidere il da farsi in merito alla fondazione Villa Carpaneda.

Prima di candidarsi alle amministrative, Monicelli si era dimesso dalla carica di presidente della Onlus, per non rischiare di coinvolgere l’istituto in polemiche da campagna elettorale, ma ha continuato a sedere nel Cda.

In teoria, ora potrebbe riprendere in mano le redini di Villa Carpaneda più forte di prima, in quando il suo ruolo di sindaco lo inserisce automaticamente nell’assemblea dei Comuni fondatori, di cui Castellucchio fa parte. «Potrei sfruttare questa posizione per cercare di far ripartire il progetto di riqualificazione del vecchio geriatrico – spiega – ma credo che prima sia necessario avviare un serio confronto con gli amministratori degli altri Comuni fondatori, in primis con il sindaco di Rodigo. Non ha senso che io e gli altri consiglieri continuiamo ad occuparci della fondazione se la maggioranza dell’assemblea non condivide le nostre scelte. È un’ambiguità da chiarire».

Sul fronte castellucchiese, il neo sindaco sta lavorando alla composizione della giunta, ma per il momento non concede alcuna anticipazione. «Amministrerò con una quadra nuova – spiega – pertanto devo prima confrontarmi con tutti i consiglieri, prima di poter decidere a chi assegnare gli assessorati». Da indiscrezioni pare che Monicelli terrà per sé la delega all’urbanistica.

Rita Dallolio, invece, essendo una stimata insegnante, ha i numeri per poter diventare assessore alla cultura e all’istruzione. A Silvano Lini, presidente dell’associazione “La stazione”, potrebbe andare la delega ai servizi sociali, ma in fondo, dal momento che in passato è stato responsabile dell’area finanziaria del Comune, anche quella al bilancio, se il sindaco non la terrà per sé. A Pietro Levoni, che ha salvato una bambina donandole il proprio midollo osseo, calzerebbe a pennello l’assessorato al volontariato. Ma siamo nel campo delle ipotesi. La realtà potrebbe essere diversa.

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