Elezioni alla canottieri: «La piscina coperta costa troppo»

Una delle piscine esterne della Canottieri Mincio

La lista delle famiglie: serve una svolta nella gestione del circolo

MANTOVA. La famiglia al centro del circolo. Con questo slogan-obiettivo un gruppo di soci ha costituito la lista «Famiglie per la Cano» con lo scopo di vincere le elezioni per il rinnovo del cda della Canottieri, in programma domenica, e sostituire l’attuale guidato da Mistrorigo. Capolista è Luigina Mattioli, imprenditrice, mentre gli altri candidati sono Angelo Bambini, ingegnere, Erina Zorzella, commercialista, Marco Lovatti, avvocato, Riccardo Rizzi, consulente, Marco Prandi, amministratore delegato e Barbara Stuani, responsabile amministrativa. Si esprimerà solo un voto di lista (senza preferenze): quella che raccoglierà più voti eleggerà cinque consiglieri, quella sconfitta due.

«Vogliamo fermare il progetto di copertura della piscina - dice la Mattioli - È troppo costoso, anche di manutenzione. Il suo impatto sul bilancio sarebbe troppo forte. Secondo noi, quel progetto andava inquadrato in un piano di lungo termine di sviluppo del circolo». La lista delle famiglie contesta anche l’accesso alla Cano consentito anche ai non soci. «Non vogliamo chiuderci - dice la capolista - ma l’utilizzo delle strutture da parte dei non soci deve essere un’eccezione».

Va anche rivista la modalità di iscrizione dei figli neo 18enni dei soci: «Non si può far pagare loro una quota di mille euro quando hanno già pagato l’iscrizione negli anni precedenti. La Cano è una società sportiva e un luogo di ritrovo per famiglie: questo spirito va rispettato». Così come vanno rispettati precisi criteri gestionali: «La Canottieri ha circa 7.400 soci, quasi un piccolo Comune, con un bilancio di svariati milioni di euro. Ebbene, andrebbe gestita in maniera diversa sia dal punto amministrativo che organizzativo».

La Mattioli propone il ritorno ad un direttore generale, «capace di gestire la società secondo criteri di efficienza ed efficacia. Il cda dovrebbe porgli degli obiettivi e controllare che li raggiunga. E non fare come adesso dove ciascun consigliere, volontariamente, segue direttamente un’attività».

E ricorda: «Due anni fa il direttore generale c’era; poi, per ridurre i costi, è stato eliminato. Nel 2015, però, le spese per il personale sono state di 300mila euro, salite a 500mila nel 2016. Non può passare il concetto che in una società con questi numeri chi gestisce è lo stesso che fa funzionare le cose». (Sa.Mor.)
 

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