Muto in cella per bancarotta fraudolenta 

Nuovo arresto per l’imprenditore. Sotto accusa il passaggio di 3,8 milioni alla Lagocastello. La Finanza: bilanci falsificati

Bancarotta fraudolenta patrimoniale aggravata ed operazioni dolose da falso in bilancio. Nuovi guai con la giustizia per il costruttore 55enne Antonio Muto. In ballo con il processo d’Appello Pesci e con la partenza del procedimento a Roma per le corruzioni legate alla lottizzazione di Lagocastello, ieri mattina, proprio per passaggi di denaro illegali sulla società di Lagocastello, è stato arrestato dalle Fiamme Gialle e portato in cella in via Poma. I militari del nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza hanno eseguito l’ordinanza di custodia cautelare in carcere richiesta dal procuratore Manuela Fasolato e dal sostituto procuratore Giacomo Pestelli, ed emessa lunedì dal Gip Matteo Grimaldi. Le indagini hanno avuto origine dal fallimento della società “Le Costruzioni s.r.l.”, dichiarato nel giugno 2016, della quale Muto era stato socio e amministratore unico. Prima del crac, quando già Le Costruzioni navigava in pessime acque, Muto aveva ingegnato, secondo le Fiamme Gialle, una corposa operazione finanziaria sottraendo alle casse della società 3 milioni e 878mila 750 euro. Dalle indagini è emerso che il ricco gruzzolo era stato versato in favore della “Lagocastello Immobiliare srl", l'altra società di cui Muto era socio e amministratore, per l’acquisto di alcune unità immobiliari ancora da costruire sulla lottizzazione dell’area sulla sponda sinistra del Mincio davanti al Castello di San Giorgio. Caparre confirmatorie per una lottizzazione su cui l’imprenditore aveva messo occhi e denaro.

Per i soldi versati non esiste la stipula di alcun patto scritto e, soprattutto, l’operazione immobiliare di Lagocastello, come noto, non è mai stata portata a termine, dopo che l’autorizzazione alla realizzazione delle opere di edificazione ed urbanizzazione era stata revocata dal Comune di Mantova nel novembre 2005 fino al niet definitivo del Consiglio di Stato che aveva sancito l’inedificabilità assoluta dell’intera area. Perché questo passaggio di denaro? Secondo gli investigatori in questo modo Lagocastello, indebitata fino al collo con le banche, poteva rientrare dal rosso, senza che Muto fosse costretto a scucire i soldi di tasca sua.

Le indagini hanno consentito anche di accertare come il re del mattone avesse predisposto falsi bilanci societari occultando le perdite, non trascurabili, in cui Le Costruzioni era incorsa nell’arco del tempo, per mantenerla artificiosamente in vita. Un pozzo da cui prelevare denaro fresco. In particolare nei bilanci societari faceva figurare come voci attive crediti verso clienti ormai inesigibili da tempo, per un totale di 821.222,19 euro. In questo modo è riuscito a impedire che emergessero subito le perdite della società e a non rendere palese la completa erosione del suo capitale sociale, eludendo così gli obblighi di ripianamento delle perdite e di ricostituzione del capitale sociale ed il conseguente dovere di scioglimento e messa in liquidazione della società. Così ne ha aggravato il dissesto.

Gli accertamenti condotti dalle Fiamme Gialle hanno evidenziato come la società avesse conseguito imponenti perdite fin dal 2012 ed avesse accumulato una enorme esposizione debitoria oscillante tra 19 milioni e 21,5 milioni di euro, principalmente nei confronti di banche, fornitori ed Erario, che avevano determinato un passivo di quasi 22 milioni nel 2012, 20 nel 2013, 17,5 nel 2014 e nel 2015 ed 13,7 nel 2016. Si limita a uno stringato commento l’avvocato Vanni Barzellotti, difensore del costruttore: «Al momento ho solo le informazioni diffuse dalla Guardia di Finanza. Aspettiamo l’interrogatorio. Però una cosa posso già dirla: evidentemente Muto non deve stare libero».

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