Veleni verso il Mincio: un altro studio dell’Arpa

All’esame un nuovo modello idrogeologico per intercettare il surnatante. Sotto la lente l’effetto aspirante del canale Diversivo: interrogazione di Zolezzi ai ministri

MANTOVA. Una “radiografia” aggiornata del Sin, il Sito d’interesse nazionale appoggiato sulla linea dei laghi da ripulire dei veleni dell’industria dell’allora (neanche troppo remota). Di elaborarla si è incaricata l’Arpa, attingendo alla prima tranche di fondi stanziati dal ministero dell’Ambiente per le bonifiche (1,8 milioni di euro). Una radiografia larga quanto tutto il Sin che servirà a documentare i movimenti sotterranei della falda e orientare così gli interventi futuri. Sciogliendo anche alcuni dei nodi che continuano a opporre gli enti alle aziende. In cima alla lista, quello dell’attività drenante del canale Diversivo.

Se l’inquinamento è il frutto di un modello industriale aggressivo e ormai datato, la minaccia è ancora attuale come avvertiva a fine 2016 la Commissione parlamentare d’inchiesta Ecomafie, aggiornando la relazione della sua ultima ispezione nel sito di Mantova alla luce dei nuovi dati trasmessi da Arpa, enti locali e aziende. «Si conferma la persistenza del passaggio di inquinanti verso i corpi idrici (il Mincio in particolare), il ruolo di attrazione di inquinanti verso il Mincio svolto dal canale Diversivo, la persistenza di una superficie di surnatante molto importante, addirittura accresciuto rispetto alla campagna di monitoraggio 2013 per le aree Versalis (33.200 metri quadrati contro 28mila, ndr)» riferiva il deputato Alberto Zolezzi (M5S).


Secondo l’ultima misurazione disponibile, l’estensione della superficie del surnatante – l’onda nera di veleni che galleggia sull’acqua di falda – nelle due principali aree (pertinenze Ies e Versalis) è di 138.200 metri quadrati, contro i 143.600 del 2013 «con una riduzione globale di un misero 3% nonostante che in due anni siano stati posti in campo mezzi di aspirazione e depurazione» annotava ancora Zolezzi, che, ricorrendo a un’immagine calcistica, stimava in 14 campi la larghezza del surnatante. La sollecitazione era quindi a «tappare il buco al secchio del Sin» prima di bonificare i laghi.

Tra i tanti inquinanti che alimentano l’onda, le diossine disciolte e il benzene in concentrazioni allarmanti: 177mila microgrammi per litro, contro un limite di legge pari a 1 (così secondo il piezometro Versalis EN7). Che il Mincio, e le aree umide collegate, costituissero – e costituiscano ancora – «il bersaglio ultimo della contaminazione presente nel Polo chimico» lo ripeteva anche Arpa nella sua ultima campagna, avvertendo che il surnatante si trovava a valle, oltre gli sbarramenti idraulici.

Il termine “radiografia” richiede la prudenza delle virgolette perché è scientificamente impreciso (anche se efficace): Arpa sta elaborando un modello idrogeologico per l’intera area del Sin, capace di calcolare i movimenti di falda e verificare se pozzi e barriere siano al posto giusto. Duecentomila gli euro a disposizione. A proposito di Diversivo, la portata dell’azione drenante ricostruita da Arpa è contestata da Versalis, che pure ammette la possibilità di un flusso dallo stabilimento al canale quando il livello idrico è basso. In altre parole, sostiene Arpa che, quando c’è poca acqua nel Diversivo, i veleni siano risucchiati dal canale anche dalla zona nord del Sin e riversati nel Mincio, mentre per Versalis l’aspirazione è più contenuta.

La questione è anche al centro di un’interrogazione di Zolezzi ai ministri dell’Ambiente e delle Infrastrutture, sollecitati «a interfacciarsi con Aipo (l’agenzia interregionale per il fiume Po, ndr) per ottenere la garanzia della portata e dell’altezza idrica minima del canale Diversivo necessaria ad evitare che si instauri l’azione drenante e siano invece preponderanti i meccanismi di alimentazione della falda».

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