Bufera su tre finanzieri: mazzette, soffiate e alle terme nell'orario di lavoro con l'auto di servizio

Soldi e doni dai laboratori cinesi per evitare denunce e indagini svelate agli amici. E due di loro andavano a rilassarsi con l’auto di servizio falsificando i turni

MANTOVA. Andavano alle terme con le auto grigie di servizio, e trafficavano con i titolari di maglifici cinesi. E uno di loro, di lingua lunga, andava a raccontare in giro informazioni che dovevano restare top secret. Gli investigatori sono arrivati a loro seguendo le tracce lasciate da Piervittorio Belfanti. «Collegamenti sporadici e non configurabili come reati» ci tiene a definirli il colonnello della guardia di Finanza Andrea Pieroni, che hanno però permesso di scoprire altro.

Il finanziere ai domiciliari, Carlo Benvenuti

Estranei alle truffe delle auto, al giro delle società del re dei ristoranti, alle evasioni fiscali, ma con diversi scheletri nell’armadio. Tre «mele marce» dentro la caserma di corso Garibaldi. Carlo Benvenuti, 49 anni, Pietro D’Amato, 52 anni, e Mauro Raso, di 43 anni, in forze alle Fiamme Gialle mantovane, sono finiti nell’operazione “Formula”, smascherati dai loro stessi colleghi impegnati nell’indagine scattata lo scorso dicembre.

Corruzione, falso ideologico in atto pubblico e truffa ai danni dello Stato: queste le accuse di cui devono rispondere e che hanno portato agli arresti domiciliari di Benvenuti, e alla sospensione del pubblico ufficio di sette mesi per D’Amato e di quattro per Raso. Attraverso i controlli serrati su Belfanti, le indagini hanno inciampato sui tre militari. Se la conoscenza con il re dei ristoranti si è rivelata superficiale e priva di qualsiasi risvolto sospetto, almeno fino a quanto accertato finora, i tre nascondevano ben altro: “dimenticavano” di denunciare le irregolarità trovate in diversi laboratori tessili cinesi, ricevendo in cambio soldi, nel caso di Benvenuti, e regali gli altri due.

Ancora Benvenuti e Raso più di una volta sono andati a godersi qualche ora di relax in uno stabilimento termale durante l’orario di lavoro. Spostandosi con l’auto di servizio, of course, e poi falsificando il foglio di servizio per ingannare i superiori sui turni di lavoro. Sempre passando ai raggi X i loro movimenti, è stato verificato che uno di loro non riusciva a tenere la bocca chiusa sulle attività degli uffici di corso Garibaldi e amava farsi bello andando a raccontare ad amici e conoscenti informazioni coperte dal segreto istruttorio. A Belfanti? Il colonnello lo esclude: «I legami con il principale indagato erano molto sporadici e alla fine non sono stati dimostrati collegamenti penalmente rilevanti». Nessun legame pericoloso con Piervittorio Belfanti, quindi, ma brutti nei sotto la divisa.

 

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