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La rivolta dei capitreno: pronti allo stop

L’ultima aggressione sabato 8 luglio: controllore spinto e ferito alla testa. Il 10 luglio il direttivo della Filt Cgil: intervengano le istituzioni

di Igor Cipollina
1 minuto di lettura
Tra i nodi più caldi della linea Mantova-Milano la stazione di Bozzolo: qui le violenze sono quotidiane 

MANTOVA. La goccia che ha fatto deragliare la tensione in rabbia è l’aggressione di un capotreno mantovano a Cremona, l’ultima di una lunga serie di piccole, grandi violenze quotidiane che messe in fila raccontano di un clima di ferocia insostenibile. Tanto che adesso capitreno e macchinisti stanno pensando a una protesta definitiva, al rifiuto di salire sui treni finché la questione sicurezza non sarà affrontata e risolta con il rigore che merita. Anche a beneficio dei passeggeri, ostaggi pure loro. Marzio Uberti, il segretario della Filt Cgil, che il 10 luglio affronterà la questione con un direttivo, conferma l’esasperazione di chi è costretto quotidianamente a lavorare e viaggiare con la consapevolezza che sarà un altro giorno di violenze e prepotenze. E anticipa un appello severo alle istituzioni, l’ultimo prima della protesta.

L’episodio di sabato ha coinvolto un capotreno di lungo corso, un 58enne con tanta esperienza e qualche problema di salute, lungo la Mantova-Milano: rivolto a un passeggero senza biglietto, l’invito a scendere ha innescato una reazione rabbiosa, una spinta che ha colto di sorpresa il capotreno e l’ha steso sull’asfalto della banchina, alla stazione di Cremona. Ferito alla testa, l’uomo è stato medicato al pronto soccorso e dimesso con una prognosi di una settimana. L’aggressore? Fuggito prima dell’arrivo della polizia ferroviaria.

«È la solita storia – interviene Uberti – quando si verificano episodi eclatanti, allora scatta una forma di vigilanza che tutela dipendenti e passeggeri, ma spenti i riflettori si torna alla routine. Siamo molto preoccupati, anche perché la maggioranza dei controllori in servizio sulla Mantova-Milano è costituita da donne, più esposte alle violenze, senza nulla togliere alla loro professionalità. Siamo stanchi di ripetere i soliti appelli, insieme a Trenord chiameremo in causa la Regione e solleciteremo Comune, Provincia e prefetto, perché c’è una sproporzione allarmante tra il flusso di passeggeri sulla linea e il numero di violenze e aggressioni».

A rovesciare la tensione in rabbia è la caratteristica di questi episodi, la loro tracciabilità: «Non siamo più nel campo dell’imprevedibile – argomenta Uberti – sappiamo che a Bozzolo e Piadena è ormai scontato assistere a episodi di prepotenza e violenza. Non voglio scimmiottare chi urla che il problema sono i profughi o la presenza di determinate comunità, la verità è che in nelle pieghe di queste realtà s’inseriscono dei delinquenti. Il sospetto è che utilizzino i treni per commerci poco limpidi». Si arriverà davvero al rifiuto di mettere i treni in marcia? «Nessuna concessione al populismo, prima presenteremo le nostre proposte alle istituzioni, poi valuteremo il da farsi».

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